
La differenza la fanno le scelte.
Spesso si parla di Intelligenza Artificiale come di una minaccia per la sostenibilità ambientale. E sarebbe sbagliato ignorare il tema: i data center consumano grandi quantità di energia e acqua, e l’impatto ambientale dell’AI è destinato a diventare una delle questioni più rilevanti dei prossimi anni.
Ma la realtà, anche in questo caso, è più complessa di una contrapposizione tra “tecnologia sì” e “tecnologia no”.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il 5 giugno, penso sia importante guardare anche alle applicazioni concrete che permettono di utilizzare l’innovazione per ridurre gli sprechi e preservare le risorse.
L’articolo del Corriere della Sera Torino racconta come SMAT – Società Metropolitana Acque Torino S.p.A., grazie alla digitalizzazione della rete e all’utilizzo dell’AI, sia riuscita a monitorare oltre 5.000 km di infrastrutture idriche, individuando anomalie e perdite in tempi molto più rapidi rispetto al passato. Un contributo concreto alla tutela di una risorsa preziosa come l’acqua.
Come componente del Consiglio di Amministrazione di SMAT, considero questo progetto un esempio di come la tecnologia possa essere messa al servizio dell’interesse collettivo e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
La domanda è quindi: come governare l’AI affinché il beneficio ambientale generato sia maggiore delle risorse che consuma?
Esistono scelte, responsabilità e capacità di misurare gli impatti lungo tutta la filiera. L’innovazione più utile non è quella che consuma meno o produce di più. È quella che ci aiuta a usare meglio le risorse che abbiamo.
