
Insieme a Chiara Sonzogni, abbiamo scritto questo articolo per MagIA, partendo da una domanda che ci guida da tempo:
Come dare spazio – anche attraverso le tecnologie civiche – a visioni del mondo, del territorio e della cittadinanza ancora sottorappresentate?
Parliamo di cura come infrastruttura, mappatura partecipata, corpi e saperi spesso invisibili. Ma soprattutto di come ripensare le città (e chi le abita) con uno sguardo femminista e intersezionale.
Le tecnologie non sono neutrali, ma possono essere strumenti potenti per costruire una cittadinanza più inclusiva, capace di riconoscere bisogni, relazioni e vissuti spesso esclusi dai processi decisionali.
E ci possono dare un contributo significativo: ad esempio la mappatura della Regione Emilia Romagna ha fatto buon uso dell’AI utilizzando questa tecnologia per individuare i toponimi intitolati a donne.
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