
A proposito di disuguaglianze economiche di genere: gli stipendi vanno versati a chi lavora.
Sembra ovvio, ma nel nostro Paese non lo è.
In Italia infatti non è obbligatorio che lo stipendio venga accreditato sul conto personale del lavoratore o della lavoratrice. Può finire su un conto intestato a un’altra persona. Una possibilità legale, ma non neutra.
Questo tema si inserisce nel quadro più ampio delle disuguaglianze economiche di genere. Le donne, in media, guadagnano meno, hanno carriere più discontinue e una minore disponibilità diretta delle risorse economiche. In questo contesto, non avere il controllo del proprio stipendio significa rafforzare uno squilibrio già esistente.
Qui entra in gioco anche la violenza economica, una forma di violenza spesso invisibile: controllo delle risorse, accesso limitato al denaro guadagnato, impossibilità di decidere in modo autonomo.
La parità non passa solo da grandi riforme, ma anche da scelte molto concrete. Una di queste è semplice: garantire che lo stipendio venga versato direttamente a chi lavora. In altri Paesi europei è la norma. Una misura piccola sul piano tecnico, ma enorme sul piano della libertà e della dignità. E’ una delle proposte contenuta nelle raccomandazioni che abbiamo elaborato come Comitato Scientifico di UN Women Italy nel report di novembre 2025.
Ridurre le disuguaglianze economiche di genere significa anche intervenire su questi dettagli apparentemente minori, che nella vita quotidiana fanno una differenza reale.
