
Nei quartieri più fragili di Torino e Milano, fino a 1 studente su 4 non raggiunge competenze adeguate in italiano, matematica e inglese pur arrivando al diploma. Questa criticità viene misurata della dispersione scolastica implicita: una fragilità silenziosa che non è evidente come l’abbandono, ma incide profondamente sulle opportunità di vita.
Next-Level ETS, di cui sono vice presidente, come illustrato dall’articolo su La Stampa sta lavorando per la prevenzione della dispersione scolastica esplicita e implicita nei contesti più difficili di diverse città italiane, intervenendo dove il divario nasce e si consolida, con: tutoraggio personalizzato, orientamento consapevole, accompagnamento alle famiglie, collaborazione strutturata con le scuole.
Questi interventi sono misurati e valutati. Il punto però non è solo dimostrare che un modello funziona, ma fare in modo che ciò che funziona non resti episodico.
Le buone pratiche devono essere recepite in politiche strutturali, capaci di agire in modo sistemico sui territori più vulnerabili.
Se vogliamo che la scuola torni ad essere un vero ascensore sociale, dobbiamo garantire che il futuro di una ragazza o di un ragazzo non dipenda dal CAP di nascita o dal background familiare. L’equità educativa non è un tema settoriale. È una scelta strategica per la coesione sociale, per la crescita economica, per la qualità della nostra democrazia.
Un particolare grazie alla direttrice Caterina Corapi e alle aziende che stanno sostenendo questi progetti, con responsabilità sociale.
