
Quando si parla di intelligenza artificiale, il dibattito si concentra spesso sugli algoritmi. Molto meno su ciò che sta intorno agli algoritmi: le persone, le relazioni, le comunità, i territori.
Eppure è lì che si gioca una parte decisiva del futuro digitale.
Nell‘articolo che ho scritto per MagIA parto dalla convinzione maturata lavorando tra ricerca, pubblica amministrazione e innovazione sociale: la sfida non è solo sviluppare tecnologie più potenti, ma costruire infrastrutture del “noi”, come più volte ribadito.
Spazi in cui la cittadinanza, amministrazioni, associazioni, università e imprese possano partecipare alla definizione dei problemi e delle soluzioni.
Per questo ho voluto raccontare alcune esperienze che conosco da vicino:
– le mappature partecipate per l’urbanistica di genere in Emilia-Romagna;
– i processi di co-design territoriale;
– l’utilizzo delle tecnologie civiche digitali nei percorsi di rigenerazione di territori marginali;
– il ruolo che l’AI può avere nel rendere visibili bisogni, relazioni e risorse che spesso restano fuori dai radar delle politiche pubbliche.
Sono temi che ho avuto modo di approfondire sia nell’evento finale piemontese di EDIH-PAI sia nell’evento ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile dedicato al Goal5 sull’uguaglianza di genere.
Perché la sostenibilità della digitalizzazione non riguarda soltanto l’efficienza tecnologica, ma riguarda la capacità di costruire comunità più consapevoli, inclusive e partecipi.
