
Nell’articolo pubblicato su inGenere.it viene fatto riferimento al lavoro che, come Donne 4.0, abbiamo portato avanti con Centro Studi G. Tagliacarne per costruire un indice sul digital gender gap, in corrispondenza all’indice europeo del Connecting Women In Digital (WID) forum, di cui faccio parte.
Nell’indice WID, l’Italia resta sotto la media europea, con ritardi strutturali su competenze digitali avanzate, occupazione femminile nel settore ICT e presenza nei luoghi decisionali.
Proprio per questa arretratezza italiana, abbiamo costruito un indice nazionale, pensato per scendere di scala e rendere visibili i divari tra regioni. Perché il digital gender gap non è uniforme, e le medie nazionali spesso nascondono disuguaglianze profonde.
Ci sono territori che accumulano svantaggi su più livelli e altri che mostrano segnali di cambiamento. Senza dati territoriali, però, queste differenze restano invisibili. E ciò che non si vede, difficilmente diventa una priorità su cui agire individuando progetti e politiche.
Se vogliamo politiche digitali davvero efficaci, dobbiamo avere dati disaggregati, comparabili e leggibili.
Se vogliamo ridurre il divario di genere, dobbiamo iniziare a misurarlo dove accade davvero.

