
Le città non sono solo fatte di strade e palazzi, ma di relazioni, tempi e possibilità.
Il digitale oggi entra in questo intreccio e contribuisce a ridisegnarlo, influenzando il modo in cui partecipiamo, ci muoviamo e ci riconosciamo nello spazio urbano.
Nell’ intervista di Lara Ballurio su Giornale La Voce racconto come le tecnologie possano diventare spazi civici, capaci di ascoltare i territori e di far emergere bisogni e pratiche quotidiane spesso invisibili. Non strumenti neutri, ma dispositivi che possono includere o escludere, anche da una prospettiva di genere.
Esperienze come FirstLife del Gruppo Territori e Comunità Digitali del Dipartimento di Informatica – Università degli Studi di Torino mostrano come il digitale possa sostenere forme di partecipazione dal basso, creando connessioni tra persone, luoghi e istituzioni.
Allo stesso tempo, il lavoro di ricerca e le collaborazioni con progetti come Stem Up finanziato dal Fondo per la Repubblica Digitale, dedicati alla promozione delle discipline STEM in campo educarivo, aiutano a creare consapevolezza su questi temi.
Ripensare le città significa allora interrogarsi su chi ha voce, su quali corpi e quali tempi vengano considerati. E immaginare tecnologie che non accelerino soltanto, ma aiutino a abitare meglio.
