
Progettare in Europa significa fare scelte. Scelte che parlano di priorità, di visioni, di impatti.
E anche di uguaglianza di genere.
È da qui che è partito il primo incontro del 2026 della Comunità di pratica sulla parità di genere di Torino Social Impact, che coordino, dedicato alla progettazione europea e all’integrazione di genere tra programmi e buone pratiche.
Ospitati da Nuova Collaborazione e insieme a TSI-Weco impresa sociale European Projects HUB e Centro Studi Impacto, abbiamo lavorato su una domanda semplice solo in apparenza: come rendere il gender mainstreaming parte strutturale del design dei progetti europei?
Nel mio intervento iniziale ho sottolineato come l’uguaglianza di genere non è un capitolo a sé, ma una chiave di lettura trasversale delle politiche e dei programmi UE.
Da qui il passaggio alla pratica.
Alessia Ibba ha guidato il gruppo tra Erasmus+, CERV e AMIF, mostrando come il gender mainstreaming sia già inscritto nelle architetture dei programmi.
Con Valentina Crepaldi e Silvia Fazio siamo poi entrati nel vivo, applicando questi principi a un caso reale di progetto, trasformando criteri e parole chiave in scelte concrete.
Ne è nato un confronto molto stimolante, anche fra chi non aveva avuto modo di confrontarsi precedentemente con il gender mainstreaming, capendo che integrare la dimensione di genere non è solo una questione di compliance, ma di qualità progettuale.
La Comunità di Pratica è supportata da Camera di commercio di Torino e Fondazione Compagnia di San Paolo.
