
Quando parliamo di occupazione femminile, ci concentriamo sulle donne più giovani, ma non possiamo dimenticarci delle “meno giovani”, anche se sembra un tema meno attraente.
I numeri parlano:
- Le donne over 50 rappresentano oggi il 39 % delle lavoratrici dipendenti in Italia, contro il 17 % del 2004.
- Tra il 2004 e il 2024, l’occupazione femminile subordinata è cresciuta del 25 %, ma questo aumento è interamente dovuto alla fascia over 50. Le ultracinquantenni sono schizzate da 100 a 286 in percentuale come riporta l’articolo su AlleyOop de Il Sole 24ore.
Ma chi sono queste donne? Appartengono principalmente alla generazione baby boom, che ha investito in studio e carriera, e ha continuato a lavorare nonostante una lunga fase di ricerca del primo impiego.
Aggiungo che molte si trovano oggi in una situazione complessa: oltre al lavoro, si occupano della cura dei genitori anziani, pur avendo figli ormai grandi. Questa condizione di “doppio carico invisibile” rende la loro esperienza professionale ancora più impegnativa.
Oggi sono oltre 3 milioni le over 50 occupate, molte concentrate in Pubblica amministrazione, istruzione e sanità (46 %). Serve un approccio di age management che sappia valorizzarle, evitando la sensazione di restare “bloccate” in ruoli senza slancio e senza reali possibilità di crescita o cambiamento come suggerisce l’articolo.
Cosa serve davvero?
- Formazione continua e programmi di aggiornamento (reskilling).
- Politiche attive che supportino la loro presenza qualificata nel mercato del lavoro.
- Conciliazione del lavoro e del tempo di cura familiare, anche con servizi dedicati alle caregiver.
- Mentoring intergenerazionale, per favorire il circolo virtuoso tra esperienza e innovazione.
Investire anche sulle over 50 significa valorizzare esperienze, stabilità e coesione sociale. Riconoscerle e supportarle, anche nel carico affettivo e pratico legato ai genitori anziani, è un passo cruciale verso un mercato del lavoro inclusivo e sostenibile.
