
Ma cambierà profondamente il modo in cui la organizziamo.
Su MagIA . Magazine è stato pubblicato un articolo, che ho scritto insieme a Marta Fornacini e che è nato dal confronto sviluppato durante l’evento “Algoritmi di cura: intelligenza umana e AI”, organizzato da Parentesi – Centro di formazione per l’assistenza e la cura, che è stato l’occasione per riflettere su come le tecnologie stiano trasformando uno degli ambiti più delicati e strategici della nostra società: la cura delle persone.
L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle fragilità e la crescente difficoltà nel reperire personale per l’assistenza domiciliare ci pongono davanti a una domanda che non possiamo più rimandare: Come possiamo utilizzare l’AI per rafforzare la cura senza perdere la dimensione umana?
Nell’articolo affrontiamo questo interrogativo partendo dalla convinzione che è al centro delle mie riflessioni: l’intelligenza artificiale può rappresentare una straordinaria opportunità, a condizione che sia progettata e utilizzata per sostenere le persone, non per sostituirle.
Può contribuire a: monitorare situazioni di rischio; supportare le decisioni di operatori e caregiver; personalizzare gli interventi; favorire l’autonomia delle persone; migliorare il coordinamento tra servizi sanitari e sociali.
La cura però non è soltanto un insieme di prestazioni. È ascolto, fiducia, prossimità, responsabilità. Tutte dimensioni che nessun algoritmo può replicare, ma può contribuire a mantenere invisibili, oppure valorizzare, a partire dal fatto che parliamo soprattutto di donne coinvolte nella cura, che non possono essere considerate semplici utenti finali delle tecnologie. Devono diventare protagoniste dei processi di progettazione.
