
La parità di genere nella trasformazione digitale è una leva per renderla più competente, innovativa e capace di generare valore.
Il 7 ottobre, a Milano sul MainStage del Business Leaders Summit 2026, ho portato questo messaggio in un contesto nel quale il rapporto tra intelligenza artificiale e parità di genere non è ancora sempre familiare o può incontrare diffidenza o scetticismo.
Ed è proprio per questo che è importante esserci.
Non basta confrontarsi su questi temi nei luoghi in cui sono già condivisi. Occorre portarli anche dove si parla di impresa, competitività, produttività, leadership e trasformazione dei processi.
Il potere trasformativo dell’AI
L’AI sta ridisegnando attività, competenze, ruoli e percorsi professionali. Questa trasformazione può consolidare le disuguaglianze esistenti oppure diventare un’occasione straordinaria per affrontarle.
Le imprese possono scegliere di:
– ampliare l’accesso delle donne alle competenze e alle professioni dell’AI;
– coinvolgere lavoratrici e lavoratori nella riprogettazione dei processi;
– valorizzare competenze oggi poco riconosciute;
– misurare chi beneficia realmente dell’aumento di produttività e delle nuove opportunità;
– costruire una leadership più plurale e capace di leggere la complessità.
Sono scelte che riguardano le donne, ma migliorano il lavoro per tutte e tutti.
Perché gruppi più diversi formulano più domande, vedono più rischi e immaginano più soluzioni. E un’intelligenza artificiale progettata senza una parte consistente della società non è neutrale: è incompleta.
Grazie a Business International Events per aver aperto questo spazio di confronto e a Veronica Del Priore, Andrea Napolitano e Sara Pansera per le prospettive condivise.
La tecnologia apre nuove possibilità. La leadership decide chi potrà beneficiarne.

