
AI e parità di genere: ormai sono una divulgatrice itinerante.
Sto portando questo messaggio in contesti diversi, dai dibattiti tra imprese agli incontri sulla divulgazione scientifica.
Cambiano i pubblici, cambio gli esempi, ma la domanda torna: chi scrive il futuro dell’intelligenza artificiale e chi ha il potere di orientarlo?
La mia missione
Fra poco avrò anche a disposizione un nuovo strumento, un “kit di viaggio” per condividere domande e costruire consapevolezza. Per ora, però niente spoiler. #staytuned
Al di là dell’ironia, lo sento come una missione.
Il mio primo obiettivo è costruire consapevolezza: rendere visibili i divari, riconoscere gli stereotipi e capire che le scelte sull’AI riguardano le opportunità, l’autonomia e il futuro di tutte e tutti. È difficile cambiare qualcosa che ancora non vediamo.
Il 13 ottobre ne ho parlato all’Ada Lovelace Day, organizzato dal Museo Piemontese dell’Informatica al Toolbox Coworking di Torino, insieme a Marta Depetris, Michela Bertaina, Serena Aprano, Agnese Vellar e Emanuela Mazza.
Esperienze e prospettive diverse che hanno dato concretezza al valore della multidisciplinarietà.
Sono partita da Ada Lovelace e dal contributo essenziale delle donne alle origini dell’informatica.
Per arrivare al paradosso attuale: le donne partecipano alla filiera dell’AI, ma restano meno presenti nei ruoli tecnici più riconosciuti e dove si decidono obiettivi e investimenti, e le professioni, che registrano una loro presenza prevalente, sono a maggior rischio di sostituzione dall’AI.
Grazie a MuPin, alle altre relatrici, a chi ha partecipato e a chi ha reso possibile la serata.
Il tour continua. Con l’auspicio che, a ogni tappa, qualcuna e qualcuno esca con una domanda in più.
E magari cominci a cambiare qualcosa.

