• Sull’immigrazione superiamo l’idea di dover difendere il fortino di Asterix

    In questi giorni le analisi sul voto del 4 marzo tendono ad attribuire al tema immigrazione una delle cause principali della disfatta del centrosinistra. Luca Ricolfi sul Corriere di Torino del 12 marzo ha affermato che il Partito Democratico non ha capito che l’accoglienza all’italiana è una politica antipopolare, che piace solo ai ceti benestanti e illuminati. Dissento da questa lettura riduttiva di un fenomeno complesso, anche se sono d’accordo sul fatto che siano state sottovalutate le paure irrazionali di ciò che non si conosce, in questo periodo rappresentato in particolare dallo “straniero”.

    Si è assunto, come realtà incontrovertibile, il fatto che ormai una maggioranza della popolazione sia ostile alla presenza di persone immigrate, rinunciando ad elaborare una narrazione diversa che parta non soltanto dai dati oggettivi, come la percentuale delle pensioni degli italiani pagate dai lavoratori stranieri, ma anche dalle storie reali di incontro fra culture diverse, e di normalità di convivenza, nelle nostre scuole, negli stessi oratori, così come nei luoghi di lavoro.

    Certo esistono anche problemi da affrontare, ma non debbono essere amplificati strumentalmente. Si tratta di affrontarli e governarli responsabilmente, come peraltro stanno facendo diverse amministrazioni locali, indipendentemente dal colore politico. Come assessora regionale ho il dovere di accompagnare questo lavoro, ma forse ancora di più ho l’esigenza di farlo conoscere perché divenga patrimonio comune, e aiuti la maggioranza delle persone che non hanno un’opinione precisa sul tema ad elaborarla. Nel mio lavoro quotidiano, non frequento i salotti della collina torinese, incontro invece ogni settimana tante realtà in cui si sta costruendo relazione, superando anche diffidenze reciproche, che giudico assolutamente legittime.

    Passando in rassegna solo la scorsa settimana, ho incontrato una scuola della periferia sud di Torino che ha deciso di avviare un progetto di cooperazione internazionale in Senegal, coinvolgendo anche gli alunni di origine straniera e ottenendo una risposta, al di là di ogni aspettativa, da parte dei genitori in una gara di solidarietà e messa in gioco in prima persona da parte dei docenti. Ad Asti, l’amministrazione comunale di centrodestra ha presentato le proprie attività di cooperazione internazionale insieme al lavoro con i richiedenti asilo che frequentano il centro di formazione per adulti, e all’associazione locale di migranti. E a Cavallermaggiore venerdì sera un gruppo di cittadini ha organizzato un’assemblea molto partecipata sul progetto che stanno portando avanti nel costruire percorsi di autonomia abitativa e lavorativa per rifugiati ospitati in quel territorio. Tantissimi i giovani presenti. E mi fermo alla sola settimana scorsa.

    Si tratta dunque di dare voce a una parte di ciò che sta avvenendo, in modo oggettivo, senza ripercorrere errori, come quelli che hanno distorto il vero significato di una riforma importante che era quella dello ius soli, non capita nella sua essenza da molte persone.

    La buona politica non può adottare come proprie le percezioni che una cattiva politica alimenta, senza essere in grado di fornire soluzioni, ma solo individuando capri espiatori di un malessere, soprattutto determinato da insicurezza economica, che invece deve essere ascoltato e affrontato con risposte serie.

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