• Le primarie a Torino. Due candidati esterni al PD

    Le primarie, a Torino come nelle altre città, in vista delle prossime amministrative, sono un passo avanti verso una politica che si rimetta a parlare fuori dai cosiddetti palazzi, allargando la platea della definizione di scelte strategiche, come il candidato a sindaco.

    Questa è la considerazione principale, che non ci esime dal valutarne i limiti, dettati dal fatto che le stesse primarie si vanno ad inserire nel contesto politico, che vorrebbero in un certo senso contribuire a modificare.

    Come noto, i candidati in pista a Torino sono cinque: Piero Fassino e Davide Gariglio per il Partito Democratico, Silvio Viale per i Radicali, e per la sinistra Gianguido Passoni e Michele Curto.

    Il primo limite, che emerge subito in tutta la sua evidenza, non solo in ragione del successo della manifestazione del 13 febbraio, è un confronto che si svolge tutto al maschile.

    Non possiamo farne una colpa ai singoli candidati, che per la verità si sono lanciati in promesse di grande apertura verso le competenze femminili, da valorizzare in un loro ipotetico governo. Per me, sorge naturale un interrogativo. Si  sarebbe parlato ugualmente di “primarie al veleno”, se anziché di cinque candidati uomini, ci fossero state delle candidate?

    Non possiamo saperlo. Certo, al maschile, non c’è stato grande “fair play” . Non solo fra i due, riconosciuti come principali competitori, vale a dire Fassino e Gariglio. Non sono mancati infatti colpi bassi, che ci si sarebbe aspettati di più fra appartenenti a schieramenti opposti, che fra futuri componenti di una squadra, che confermi il centrosinistra ad amministrare la città di Torino. Si è andati molto al di là delle guerre fra parole d’ordine, che hanno contrapposto nuovo a vecchio, o discontinuità rispetto a continuità con il sindaco uscente Sergio Chiamparino.

    Non è neanche mancata la guerra dei faccioni nei manifesti, che sono ormai un appuntamento fisso in vista delle elezioni vere e proprie. In questi giorni, infatti, i cittadini torinesi si sono trovati negli spazi pubblicitari tre dei candidati alle primarie, forse quelli che ritengono di avere più chance e hanno probabilmente più risorse da mettere in campo, mischiati ai cartelloni degli aspiranti consiglieri comunali, che hanno deciso di partire in anticipo rispetto agli altri.

    Ciò ha creato potenzialmente confusione, dettata anche dal fatto che le primarie torinesi avvengono piuttosto in ritardo rispetto alle altre città. E un po’ di imbarazzo per una sinistra che dovrebbe porsi il problema di un limite nelle spese delle campagne elettorali.

    Nel mettere a punto lo strumento delle primarie, varrà la pena fare tesoro anche di questi elementi non positivi che a Torino, come in altre realtà, sono emersi, in modo da poterle migliorare, senza, per questo, teorizzarne un’archiviazione, o una restrizione che preveda la partecipazione dei soli iscritti ai partiti, per contrastare possibili inquinamenti, come è avvenuto a Napoli, e alcuni temono possa capitare anche a Torino.

    Forzature strumentali possono essere contrastate solo da un’ampia partecipazione, unico antidoto che peraltro è proprio uno degli obiettivi delle primarie. E speriamo che ciò accada domenica prossima.

    E senza cadere nella retorica, con questo appuntamento, gli elettori della sinistra hanno la possibilità concreta di fare una scelta, che diversamente avrebbero fatto i vertici del Partito Democratico, senza diritto di replica.

    Due dei candidati non sono iscritti al PD: Michele Curto e Gianguido Passoni.

    Molti, come la sottoscritta, avrebbero auspicato un’unica candidatura esterna al PD, come poteva essere quella di Giorgio Airaudo. Non ci sono state purtroppo le condizioni.

    Michele e Gianguido hanno raccolto le firme come candidati della società civile, spendendosi personalmente. Ciò, così come un confronto programmatico fra i mondi che li esprimono, ha reso impossibile il convergere su un unico nome, che avrebbe finito di non essere rappresentativo della sinistra torinese, diffusa, un po’ disorientata, a cui Sinistra Ecologia Libertà aspira di poter dar voce, proprio fuori dai palazzi. Questo lavoro non finisce con domenica, ma anzi inizia.

    Andando ad incidere sul programma del candidato a sindaco, chiunque sarà, anche in una logica di discontinuità di una sinistra che aspira a governare, rivendicando però le proprie diversità che la vicenda della Fiat Mirafiori ha messo in evidenza.

    E contemporaneamente costruendo la lista di SEL nella coalizione del centrosinistra per il Consiglio Comunale, che rappresenti la sinistra in modo inclusivo, plurale e paritario sui generi.

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