• Il nuovo ddl sul CSI-Piemonte cancella l’Agenzia e ripropone lo “spezzatino”. La palla passi all’Assemblea dei soci

    Oggi si è consumata una nuova puntata della telenovela regionale sul CSI-Piemonte, che speriamo sia a lieto fine.
    L’assessore Giordano ha presentato una ennesima (abbiamo perso il conto) versione del suo disegno di legge di riordino dell’ICT piemontese, che non prevede più la creazione di un’Agenzia di indirizzo e committenza, derivata dalla trasformazione da una parte del CSI-Piemonte. La sua spiegazione è che non sarebbe stato possibile garantire il trasferimento nella costituenda agenzia del personale del Consorzio. Intento nobile che forse nasconde l’impossibilità formale a creare, data la legislazione attuale, un nuovo soggetto pubblico.
    Tuttavia dalla nuova versione del disegno di legge evinciamo che cade una delle premesse poste al processo di privatizzazione del CSI-Piemonte, cioè che il Consorzio rientri necessariamente nei criteri posti dalla spending review nazionale. Un altro nuovo elemento è quello che si riconosca l’Assemblea dei soci come soggetto di riferimento per le trasformazioni da mettere in atto, demandate però a un organo commissariale nominato, su iniziativa della Regione, incaricato a questo scopo della predisposizione di un piano industriale. In esso si procederà a definire “le funzioni il cui esercizio possa essere mantenuto in capo al CSI e quelle che possono essere vantaggiosamente scorporate e trasferite a soggetti privati”.
    Viene perciò legittimato il cosiddetto “spezzatino”, e ci chiediamo chi siano i fruitori  dei vantaggi ipotizzati. Noi riteniamo siano i privati che potranno aggiudicarsi le commesse sul sistema informativo sanitario.
    Oggi noi abbiamo chiesto che l’assessore si fermi nel produrre ogni settimana una nuova versione del disegno di legge. Ci sia un’assemblea dei soci del consorzio e solo successivamente si proceda ad una riorganizzazione, che non deve essere l’ineluttabile privatizzazione da fare velocemente, perché le leggi nazionali lo prevedono o per i problemi economici.
    A questo proposito abbiamo sollecitato una definitiva chiarezza sulla situazione economica del consorzio, e sulle intenzioni della Regione in merito. Da una parte infatti abbiamo i problemi reali di cassa  degli enti consorziati e dall’altra però la stima di un incremento del volume annuo di attività dell’ordine di 100 milioni di euro, derivanti tutti da commesse pubbliche.
    Anche noi auspichiamo che si faccia in fretta, definendo un’ipotesi che si basi però su dati certi. La confusione generale, che è alimentata da una gestione fallimentare della Regione, in questo settore come negli altri, fa male solo al Consorzio e ai suoi lavoratori e lavoratrici,  che vorremmo invece coinvolti positivamente.

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