• Che bello Tsipras! E la sinistra italiana?

    Sto seguendo di articolo in articolo l’evoluzione della discussione sulla lista alle Europee di sostegno a Tsipras. Molto bella è l’intervista che il leader greco concede oggi a Repubblica.

    E a maggior ragione sono preoccupata. Perché qui non vedo in movimento quella sinistra popolare che potrebbe offrirgli un valido sostegno.

    Si deve essere coraggiosi. “Com’è triste la prudenza”. Ma mi sembra di vedere un film già visto che cerca di affrancarsi da vecchi percorsi,  identificando la discontinuità quasi esclusivamente nella regola di vietare le candidature a chi ha ricoperto ruoli nazionali o regionali nei partiti negli ultimi dieci anni. Un po’ poco se gli altri ingredienti mi sembrano gli stessi di quella sinistra che nel nostro Paese è ridotta ai minimi termini e vuole in qualche modo resistere, “a dispetto degli elettori”, così come ho sentito dire in una riunione ieri sera.

    Fausto Bertinotti ieri sull’Huffington post propone di “mettere in relazione tra loro, in tutti i paesi europei, le esperienze sociali, culturali e politiche che praticano e chiedono un cambiamento”, “rilanciando battaglie come quelle per i beni comuni e per la piena e buona occupazione, per i diritti universali di tutte le persone che calpestano il suolo dei paesi europei… obiettivi  qualificanti come il reddito di cittadinanza… ”. Niente di nuovo sotto il sole, o meglio la pioggia di oggi, se non che a dirlo è niente di meno colui che aveva disconosciuto il percorso di chi invece aveva scelto la strada della sinistra di governo e ora, potremmo dire, torna da lui a Canossa sconfitto e pentito.

    Ma sorge spontanea una domanda: dove sono nel nostro Paese queste esperienze in grado di costruire una sinistra popolare? Gli elementi programmatici sono quelli che i partiti di sinistra come Sel hanno posto al  centro della loro agenda, ma non hanno fatto molto strada. Qualcuno penserà perché hanno accettato di  mediarli con il Partito Democratico e dunque non sono stati convincenti. Però continuano a non esserlo anche adesso che Sel è all’opposizione. Neanche Rivoluzione Civile ha avuto successo pur avendo scelto da subito l’autonomia.

    Manca infatti nella nostra discussione un approfondimento del perché le forze di sinistra nel nostro Paese siano ridotte in queste condizioni. La risposta semplicistica potrebbe essere che da noi manca uno Tsipras italiano. Ma rifuggo soluzioni leaderistiche, già troppo praticate, così come penso che i bei nomi raccolti come adesioni all’appello  per Tsipras siano un buon punto di partenza ma assolutamente insufficiente alla sfida che si vorrebbe intraprendere.

    E sarebbe sbagliato che l’assemblea di Sel di sabato prossimo ratificasse semplicemente un percorso, ormai irreversibile dati i tempi molto stretti, senza affrontare nodi irrisolti, che ci possano aiutare a lavorare a quel radicamento mancato di una sinistra che, come ho già scritto, rischia sempre di più di essere una forza minoritaria radical chic. Uno ad esempio: noi siamo in difficoltà perché abbiamo rinunciato a costruire un partito, così è stato affermato a Riccione da alcuni “pasdaran” di Tsipras, però adesso la discontinuità principale consiste proprio nel tenere a debita distanza i partiti.  Come conciliamo questi due aspetti? Non riproponiamo la stantia contrapposizione fra partiti e società civile, ma proviamo a capire chi vogliamo rappresentare e come. Solo così possiamo affrontare  con serietà e senso del limite un’avventura che altrimenti rischia di essere quel treno lanciato a tutta velocità di bertinottiana memoria.

Commenti chiusi