• Le primarie a Torino: SEL può fare la differenza

    Torino è la città in cui si stanno giocando tante partite.

    La vicenda della Fiat Mirafiori rischia di riproporre lo schema di Pomigliano con una drammaticità maggiore, nel momento in cui tutti hanno compreso che non siamo più di fronte ad eccezioni, ma a ciò che rischia di diventare la norma.

    [tratto dal sito nazionale SEL www.sinistraeliberta.eu]

    L’azienda non offre garanzie sulle sue effettive intenzioni di investimento sul territorio torinese.

    Gli enti locali si comportano o come tifosi a favore di Marchionne, o dichiarano che tutto procede al meglio, tanto che abbiamo paragonato il presidente Cota al Candido di Voltaire, mentre è molto chiara la posizione della Fiat sui diritti dei lavoratori.

    Questo tema, e più in generale il lavoro, sono dunque attualissimi nella nostra città.

    Tuttavia, il dibattito che si sta sviluppando nel centrosinistra attorno alle prossime elezioni amministrative sembra non tenerne particolarmente conto.

    Al momento, chi ritiene le primarie la strada per portare il confronto sulle priorità programmatiche, a partire dal lavoro, non ha ancora avuto modo di vederne la corretta applicazione.

    In linea con il livello nazionale, il Partito Democratico si è per lungo tempo interrogato se fosse il caso o meno di fare le primarie, e se queste dovessero essere interne alla propria formazione o di coalizione. L’assemblea provinciale di sabato scorso sembra aver decretato l’opzione delle primarie di coalizione, anche se sappiamo che la questione è tutt’altro che chiusa nazionalmente, e rimandata alla direzione che il PD terrà a gennaio.

    I detrattori di questa opzione stanno mettendo in campo numerosi argomenti, sostenendo che le primarie funzionano se sono finte come quelle che elessero Prodi candidato premier nel 2005, oppure che il candidato vincente alla primarie finisce per essere sconfitto alle cosiddette secondarie, dimenticando non solo Nichi Vendola, ma altri esempi vincenti come Marta Vincenzi a Genova o Matteo Renzi a Firenze.

    Anche il dato della scarsa partecipazione a Milano non è indicativo se non si mette a fuoco l’interessante confronto delle idee, che ha visto i diversi candidati in competizione, elemento ancora mancante a Torino, dove l’attenzione è concentrata su Piero Fassino contrapposto ad almeno altri tre candidati del PD di dimensione più locale, senza particolari differenze che li contraddistinguano, a partire proprio dalla questione Fiat.

    Per questo motivo, Sinistra Ecologia Libertà non può limitarsi a riproporre le stesse dinamiche del PD, dividendosi su una scelta astratta su nomi, senza associarvi profili programmatici che colmino lo scarso approfondimento finora avvenuto.

    SEL non dovrebbe mettere in campo il proprio candidato in competizione con gli altri, ma definire le proprie priorità programmatiche, valorizzando l’elaborazione avvenuta in alcuni tavoli cittadini, che si sono mossi al di fuori delle formazioni politiche della sinistra, e si sono ritrovati, martedì scorso, a confronto nelle Fabbriche di Nichi.

    E’ possibile incrociare le priorità con il profilo programmatico di un candidato da sostenere insieme ad altri soggetti, non minoritario, ma in grado di confrontarsi a pari condizioni con gli altri candidati, con il valore aggiunto di coprire quello spazio libero di una sinistra, che non si ritiene problema, ma la soluzione dei problemi, a partire dal lavoro.

    Una sinistra che deve dire parole chiare, non equidistanti, sui diritti dei lavoratori, sui servizi pubblici locali, sullo sviluppo urbanistico, valorizzando gli elementi positivi dell’amministrazione di centrosinistra uscente, ma non rinunciando a riconoscerne alcuni limiti, proprio su questi argomenti.

    Ad oggi per la sinistra sono emersi due nomi, l’autocandidatura dell’assessore al bilancio della giunta uscente, Gianguido Passoni, e la possibile discesa in campo di Giorgio Airaudo, segretario generale dell’auto della Fiom. Potrebbero farsi avanti altri candidati.

    I tempi per l’elaborazione del percorso programmatico sono piuttosto stretti, ma non devono impedire a SEL di distinguere la propria azione, che non sia semplicemente la scelta, seppur complicata, di un nome da appoggiare.

    SEL ha la grande responsabilità di ridare credibilità a sinistra allo strumento delle primarie, che a Torino rischia di essere un mero confronto tra diverse personalità, senza grandi differenze sui contenuti, quando invece c’è da convincere quella sinistra diffusa, senza la quale non abbiamo garanzie che il centrosinistra vinca.

    E’ infatti da mettere da parte la convinzione che in questa città, qualunque candidato e squadra si mettano in competizione, il centrosinistra possa risultare vincente.

    Può essere invece nuovamente valida l’opzione per cui Torino possa essere quel laboratorio, più volte evocato, in cui maturare esperienze significative.

    SEL potrebbe lanciare in questi giorni alcuni temi per il governo della città, approdando al sostegno a un candidato di una sinistra diffusa, che a sua volta sia in grado di mettere insieme una squadra rinnovata per l’amministrazione della città.

    Assemblee partecipate come quella di martedì scorso alle Fabbriche di Nichi ci dicono che si tratta di una strada praticabile.

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