• Pari opportunità e quote di genere solo sotto elezioni? No grazie!

    Merito e rappresentanza femminile sempre e ovunque. Sì, in ogni luogo ed in questo caso non è un semplice modo di dire perché ci riferiamo all’iniziativa che si terrà sabato e domenica a Roma nella quale donne e uomini si riuniranno per discutere del maschilismo toponomastico. Chiunque chiedendo alla prima persona che incontra in quale via abita si potrebbe rendere conto di quanto sia difficile trovare zone, vie, corsi, piazze, giardini, parchi dedicate a illustri rappresentanti del “gentil sesso” e non perché non vi siano donne all’altezza di questo riconoscimento, piuttosto perché troppo spesso vengono dimenticate.
    Il nostro Paese, lo dimostrano oggettivamente i fatti che ci circondano, ha bisogno con urgenza di una “rivoluzione culturale”. Pensando alle tante donne che in Italia e nel mondo hanno contribuito con intelletto, cultura, fantasia e amore a far progredire l’umanità è lecito domandarsi perché di tanta superficialità, irriconoscenza e discriminazione nei loro confronti. Il comitato “Toponomastica Femminile” che si riunirà nel fine settimana non deve essere snobbato e non dobbiamo neppure permetterci di liquidarlo con un: “ma ci sono altri problemi nel nostro Paese”. E’ vero che le priorità sono tante, ma tra queste dobbiamo inserire il diritto al rispetto dell’identità femminile.
    Il quotidiano La Repubblica oggi mette in evidenza come nei quasi 8.100 comuni italiani solo il 4% dei tonomini porti il nome di una donna reale o immaginaria. Anche dalla curiosità che sorge dal cartello posto all’angolo di una via può nascere la volontà di conoscere ed è così che si potrebbero scoprire le storie delle donne. Il problema non sorge oggi: nel 2007 ho presentato una mozione al Consiglio comunale di Torino nella quale chiedevo l’impegno della Commissione toponomastica ad individuare le future intitolazioni con una logica di riequilibrio, tesa a valorizzare l’apporto femminile allo sviluppo della comunità torinese: la mozione fu approvata il 5 febbraio. All’epoca su circa 2.250 intitolazioni solo 50 erano dedicate a donne, a più di cinque anni di distanza la situazione non è migliorata: secondo il censimento del sito “toponomasticafemminile.it” il numero è cresciuto di sole 12 unità. Veramente troppo poco se si considerasse che quelle esistenti per la maggiore sono dedicate a madonne o sante.
    Un significativo contributo alla promozione di una cultura delle pari opportunità può essere dato offrendo visibilità ed autorevolezza all’azione femminile, ricordando donne che si siano distinte in campo artistico, culturale, musicale, scientifico, educativo, accademico, assistenziale, religioso, filantropico, sindacale, politico, sportivo, cinematografico, teatrale, tecnico, medico, organizzativo, industriale, architettonico, urbanistico e filosofico. Il nostro impegno deve andare anche in questa direzione perché non può esserci una buona classe politica, un attento sviluppo industriale, un’attenta ricerca scientifica, una crescita culturale, una nuova etica senza il riconoscimento dell’apporto del mondo femminile.
    Queste non sono questioni che vanno messe in secondo piano perché al di fuori dei freddi numeri ci sono le sensibilità che nascono dalla consapevolezza che un paese che non rispetta l’identità di genere e i diritti di tutti ha ancora troppa strada da fare.

Commenti chiusi