• LE DONNE DISABILI

    C I T T À D I T O R I N O

    MOZIONE N. 44

    Approvata dal Consiglio Comunale in data 13 dicembre 2004

    OGGETTO: LE DONNE DISABILI.

    “Il Consiglio Comunale di Torino,

    PREMESSO CHE

    – la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (10 dicembre 1948), afferma che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” (art. 1) e che “ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” (art. 2);

    – la Costituzione Italiana, all’art. 3, sostiene che: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”;

    – le Regole Standard per l’Uguaglianza di Opportunità delle Persone Disabili, approvate dall’Assemblea Generale dell’ONU (20 dicembre 1993), prevedono Direttive di cambiamento sociale e richiedono un impegno politico e pratico forte affinché si realizzi l’uguaglianza di opportunità, quali: l’istruzione, il lavoro, l’accesso all’informazione e comunicazione, la riabilitazione, la vita familiare, la sessualità, la partecipazione alle attività culturali, religiose, sportive….;

    – la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea sancisce che “è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata in particolare sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o l’orientamento sessuale” (art. 21);

    – la Convenzione sull’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione nei Confronti della Donna, approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU (1979), ribadisce che “gli Stati parte condannano la discriminazione nei confronti della donna in ogni sua forma, convengono di perseguire con ogni mezzo appropriato e senza indugio, una politica tendente ad eliminare la discriminazione nei confronti della donna” (art. 2);

    – la Risoluzione della I Conferenza Europea sulla Vita Autodeterminata per le Donne Disabili (ONU, 1996) afferma che le donne disabili sono soggette a massicce violazioni dei Diritti Umani senza riguardo per la loro età, origine etnica, orientamento sessuale, religioso, appartenenza di classe o altro status. Chiede che tutti i Paesi Europei si impegnino per l’applicazione delle Regole Standard dell’ONU per l’Uguaglianza di Opportunità delle Persone Disabili ed in particolare delle donne disabili;

    – il Manifesto delle Donne Disabili d’Europa – Gruppo di Lavoro sulle Donne e la Disabilità, European Disability Forum, OnG (1997), ha il duplice scopo di far prendere coscienza alle donne disabili dei loro diritti e delle loro responsabilità e sensibilizzare le Istituzioni europee e nazionali sulla condizione di discriminazione e violazione dei Diritti Umani a cui sono sottoposte le donne disabili, perché vengano superate;

    – la Dichiarazione e Programma di Azione adottati dalla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne: Azioni per l’Uguaglianza, lo Sviluppo e la Pace di Pechino del 1995 e la successiva Conferenza di New York del 2000, hanno impegnato i Governi presenti a realizzare tutte le raccomandazioni, comprese quelle relative alle donne con disabilità. Gli obiettivi strategici sono suddivisi per aree e per ognuna vengono descritte le azioni specifiche che devono essere attuate. I Piani di Azione che i Governi devono attivare contengono paragrafi specifici a favore delle donne disabili;

    – la Dichiarazione di Madrid (2002), documento conclusivo, elaborato come quadro ideale di azione da sviluppare durante l’anno europeo dei Disabili del 2003, afferma principi molto importanti per un processo di rinnovamento a favore dei 50 milioni di persone disabili in Europa e sostiene che le donne disabili sono sottoposte ad una duplice discriminazione, auspicando azioni positive a loro favore;

    CONSIDERATO

    che i meccanismi sociali di discriminazione e di esclusione producono un impoverimento di risorse personali e abilità nella vita sociale e di relazione. Le donne disabili, subendo una duplice discriminazione, determinata sia dalla disabilità che dal genere, spesso:
    – sono più vulnerabili dal punto di vista fisico, psicologico, sociale;

    – subiscono limitazioni nello svolgimento delle attività della vita quotidiana;

    – hanno minor accesso alle risorse sociali (educazione scolastica e professionale, formazione alle nuove tecnologie, lavoro, servizi sociali e sanitari, sport, cultura e tempo libero);

    – fruiscono di servizi basati sulla logica del controllo e della separazione (“modello medico” anziché “sociale”);

    – rappresentano una fascia sociale “debole” e quelle con necessità più complesse (grave disabilità) possono trovarsi in condizioni di povertà estrema;

    – trovano difficoltà a raggiungere alti livelli di istruzione;

    – sono più svantaggiate sul mercato del lavoro e sottopagate;

    – sono vittime di abuso e violenza sessuali;

    – vengono ostacolate o scoraggiate alla sessualità, alla vita di relazione, alla maternità;
    – sono costrette a lasciare il lavoro, qualora scelgano la maternità;

    RILEVATO

    che per affrontare i danni subiti dai condizionamenti sociali, per combattere le discriminazioni e valorizzare le abilità e capacità potenziali, per perseguire percorsi di vita autonoma, autodeterminata e indipendente, occorre:

    – sviluppare un approccio fondato sulla tutela dei Diritti Umani e basato sull’empowerment delle donne disabili;

    – sviluppare politiche per l’uguaglianza e le pari opportunità, garantendo le stesse opportunità di accesso alle risorse sociali (scuola, lavoro, beni e servizi) e far sì che i diritti ed i benefici siano fruiti negli stessi luoghi e nelle stesse forme in cui ne beneficiano gli altri cittadini;

    – attivare risorse di alta qualità a sostegno della vita quotidiana per favorire azioni verso la vita indipendente (non discriminazione + azione positiva = integrazione sociale);

    – sostenere una legislazione nazionale antidiscriminatoria per favorire il raggiungimento dell’indipendenza e della massima potenzialità nella partecipazione sociale;

    IMPEGNA

    Il Sindaco e la Giunta a:

    – sviluppare politiche per le “pari opportunità” e sostenere una completa legislazione nazionale antidiscriminatoria (sul modello dell’American Disability Act degli USA, 1990) che tenga conto dei bisogni delle donne disabili, affinché siano eliminati gli ostacoli esistenti e non ne vengano creati di nuovi per favorire il raggiungimento dell’indipendenza e della massima potenzialità di partecipazione sociale;

    – sostenere la corretta trasposizione a livello nazionale della Direttiva UE sul pari trattamento nel lavoro e nell’impiego che proibisca la discriminazione sulla base della disabilità;
    – assumere, nella pianificazione delle politiche sulla disabilità dell’Amministrazione Comunale, i principi della Dichiarazione di Madrid;

    – orientare le scelte politiche perché garantiscano che i diritti e i benefici siano fruiti dalle donne disabili negli stessi luoghi e nelle stesse forme in cui ne beneficiano gli altri cittadini (mainstreaming);

    – consultare prioritariamente le donne disabili ed i loro movimenti sulle questioni che le riguardano e promuoverne la partecipazione diretta attraverso la concertazione per la pianificazione delle azioni;

    – attivare, con la partecipazione diretta delle donne disabili, campagne di informazione, di sensibilizzazione pubblica, di comunicazione per combattere i pregiudizi e la stigmatizzazione e promuovere una loro immagine positiva;

    – riconoscere l’importanza generale dell’accessibilità per la parità di opportunità in tutte le sfere della vita sociale, garantire l’applicazione delle norme per rendere accessibile l’ambiente ed attivare programmi di azione perché ogni evento pubblico si svolga in luoghi fruibili da tutti i cittadini;

    – assumere come regola che politiche per la disabilità sono responsabilità di tutta l’Amministrazione Comunale e non
    competenza di un solo Assessorato;

    – far sì che le deliberazioni siano dettate da criteri di uguaglianza di opportunità e, nei provvedimenti che riguardano le politiche a favore delle donne, devono sempre essere menzionate quelle con disabilità (es. centro di soccorso per le donne violentate…);

    – promuovere l’istruzione, la formazione professionale ed il lavoro ordinario per garantire loro indipendenza e dignità e indirizzare le azioni verso la vita indipendente, attivando le risorse necessarie perché le donne disabili possano vivere in modo adeguato alle proprie necessità;

    – attivare politiche a favore delle donne disabili che scelgono la maternità, perché siano adeguatamente supportate e garantire loro un accesso all’assistenza personale;

    – adottare ricerche statistiche di genere per identificare le necessarie aree di azione;

    – promuovere uno studio di fattibilità per individuare quali strumenti attivare per favorire politiche di empowerment ed aiutare le donne disabili ad affrontare i danni subiti dai condizionamenti sociali perché ottengano il rispetto dei loro diritti e la loro inclusione sociale (consulenza alla pari, gruppi di auto mutuo aiuto, difensore civico o altro);

    – favorire l’attivazione di reti di donne con disabilità per promuovere la loro crescita di consapevolezza personale e di abilità nella vita sociale e di relazione.”

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