• In Piemonte 98.725 sono le imprese femminili ufficiali, necessarie misure di sostegno alle imprenditrici visibili e invisibili

    Questa mattina a Palazzo Lascaris è stato presentato uno sportello di sostegno alle imprenditrici invisibili, donne che sono socie, collaboratrici o coadiuvanti e non ufficialmente imprenditrici. Le donne di Confartigianato, Cna e Casartigiani con questa iniziativa vogliono fornire uno strumento utile a valutare la loro situazione societaria e l’impatto che avrà sulla loro vita futura.

    Secondo i dati forniti dall’Osservatorio di Unioncamere al 31 dicembre 2014 la fotografia della presenza dell’imprenditoria femminile in Italia è di 1.302.054 e costituiscono il 21,5% dell’universo imprenditoriale italiano, ma è una realtà giovane che sta crescendo di peso velocemente. In Piemonte le imprese femminili sono 98.725 e siamo la quinta regione in Italia per numero.

    Se facessimo riferimento alla natura giuridica delle imprese femminili in Italia riscontreremmo che il 18,62% sono società di capitali, il 13,56% società di persone, il 65,03% imprese individuali, il 2,27% società cooperative, oltre ad altre forme giuridiche con inferiore incisione. L’impresa individuale rimane sempre la forma giuridica preferita dalle donne in Italia.

    Sempre dai dati forniti dall’Osservatorio di Unioncamere si rileva che le imprese femminili si concentrano in Italia come attività nel settore terziario, e in particolar modo nel commercio (28,5%), settore agricolo (16,9%), attività di servizi alloggio e ristorazione (9,30%), attività di servizi vari (8,9%), attività manifatturiere (7,5%), imprese non classificate (6,00%), attività immobiliari (4%) e via di seguito con settori che hanno una presenza inferiore.

    Guardando ai dati storici della presenza dell’imprenditoria femminile in Piemonte dal 2013 al 2014 si deve prendere atto di una diminuzione di n.11.300 imprese (pari al 10,27%); nel 2013 risultavano n.110.025 imprese. Quindi la crisi continua ad incidere anche sull’imprenditoria femminile sul nostro territorio.

    Dai dati sopra elencati si può affermare che la donna sempre più spesso si mette in gioco per scelta e non per necessità. Resiste comunque alle “intemperie” del mercato, ma la dimensione ideale d’impresa prescelta è quella “micro”.

    Le donne stanno guadagnando nel tempo spazi maggiori nel nostro tessuto produttivo perché sono dinamiche e attente al mercato. Hanno capito che soprattutto in settori come il turismo, l’accoglienza, la cultura, i servizi alla persona sono giacimenti di ricchezza ancora da sfruttare. Nella filiera turistica “rosa” le donne imprenditrici gestiscono soprattutto bar e ristoranti che costituiscono quasi il 60% del comparto e nell’agricoltura una cospicua percentuale di imprese agroalimentari dove le imprenditrici che si dedicano prioritariamente alla coltivazione agricola.

    A livello generale molti riconducono il “fenomeno” delle imprese femminili a motivazioni di “facciata”, nel senso che questo tipo di imprese dispongono di agevolazioni specifiche, ma questo non corrisponde alla realtà.

    Le donne sono da sempre presenti nelle imprese, anzi per molti anni sono state protagoniste invisibili delle medesime. Una ricerca della Regione Piemonte dell’anno 2010 in merito alle imprese artigiane ha sottolineato il ruolo strategico delle donne all’interno della famiglia-impresa artigiana, in qualità di socie e collaboratrici familiari e per questo fondamentali nel determinare una parte del vantaggio competitivo delle aziende stesse. Stesso discorso per le imprese agricole quindi le donne imprenditrici hanno già avuto un ruolo importante nello sviluppo imprenditoriale, ma devono avere il coraggio di uscire allo scoperto.

    Per aiutare queste donne ad uscire allo scoperto oltre all’importante sportello, di cui si parla oggi, occorre:
    – lavorare per eliminare tutti gli ostacoli e le discriminazioni che le donne  trovano ancora sul loro percorso potenziando e modificando le strutture di welfare, in modo che le lavoratrici in proprio non si debbano trovare sole nella cura della famiglia e dei figli,
    – potenziare i servizi di assistenza e consulenza per sostenere i progetti imprenditoriali delle donne,
    – aiutare le donne a capire come rendere fattibili e visibili i loro progetti imprenditoriali,
    – rafforzare la loro formazione imprenditoriale,
    – sviluppare azioni di mentoring (imprese femminili mentori che favoriscono lo sviluppo di imprese femminili mentee, neo imprenditrici)
    – promuovere la tutela delle donne nei processi di flessibilità e conciliazione, trasferire modelli di buone prassi e sostenere la partecipazione delle donne nel campo dell’innovazione tecnologica.

    In merito alla conciliazione e alla flessibilità da evidenziare le misure adottate dalla Regione per:
    – nuovi servizi per l’infanzia,
    – la flessibilità del lavoro,
    – la facilitazione del rientro al lavoro dopo un lungo periodo di assenza,
    – l’incentivazione dei congedi parentali dei padri e  le banche del tempo.

    Nell’utilizzo dei fondi strutturali europei FSE e FESR è possibile promuovere l’adozione di queste pratiche. Riteniamo che l’attenzione alla partecipazione femminile sia da promuovere in senso generale. In quest’ottica la Regione Piemonte nell’ultimo anno ha fatto alcuni passi avanti: su 235 posizioni assegnate di nomina regionale 182 sono state assegnate a uomini e 53 a donne, con una percentuale corrispondente a circa il 22.55% in netto aumento rispetto ai dati della Legislatura precedente.

    (FOTO GABRIELE MARIOTTI)

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