• Contrasto alla Tratta: Regione parteciperà al bando del Dipartimento delle Pari Opportunità

    Un bando del Dipartimento delle Pari Opportunità per il finanziamento di un progetto contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani, per il Piemonte e la Valle d’Aosta risorse per un totale di 1.700.000 euro. La Giunta regionale del Piemonte questa mattina ha dato il via libera alla Direzione Coesione Sociale di presentare la candidatura della Regione Piemonte quale soggetto proponente.

    Il lavoro che abbiamo svolto in questi anni per contrastare il fenome della tratta e dello sfruttamento di esseri umani è cospicuo. Da settembre dello scorso anno a novembre 2017 abbiamo destinato 1.117.481,54 euro a sostegno di Piemonte in rete contro la tratta, costituita da enti no profit ed enti locali; si aggiungono le risorse dedicate al bando del Fondo Sociale Europeo per “Interventi di politica attiva di natura integrata e complementare ai servizi al lavoro a favore delle vittime di grave sfruttamento e tratta”, che pesano per un totale di 1.000.0000 di euro. Da oggi possiamo sperare di fare affidamento anche su 1.700.000 euro previsti dal bando del Dipartimento delle Pari Opportunità.

    Il percorso che stiamo portando avanti vuole essere condiviso e partecipato ed è per questo che è in atto un confronto costante. Oggi si è infatti tenuta la Cabina di regia regionale contro la tratta durante la quale periodicamente viene discussa la programmazione regionale degli interventi, insieme alle prefetture, alle forze dell’ordine e agli altri soggetti che lavorano attivamente alla prevenzione e al contrasto del fenomeno. A oggi sono convinta che sia necessario rafforzare nelle vittime la consapevolezza delle proprie capacità e aspirazioni riducendo in loro il sentimento di impotenza e sfiducia. Dobbiamo pensare all’inserimento lavorativo, ma inquadrandolo in un percorso che sia coerente con le competenze possedute aiutando i soggetti in questione a sviluppare le capacità di ricerca attiva del lavoro. Fondamentale la rete con le prefetture, a partire dalla Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato, e i servizi sanitari, che con i pronto soccorso e i consultori possono essere luogo di “aggancio” di potenziali vittime. Un’altra azione è la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili con le unità di strada.

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