• “Diritti delle donne e delle persone lesbiche, gay, bisessuali, e transgender: una questione di laicità” alla Festa di Sinistra e Libertà

    Questi temi sono al centro del dibattito politico di questi mesi che purtroppo risulta essere di qualità non particolarmente elevata. Abbiamo però avuto modo di riflettere su alcune questioni centrali.
    E partirei dalla questione di laicità. Massimo Salvadori ha recentemente riportato a fuoco su Repubblica il termine laico che non correttamente viene contrapposto a cattolico, per cui i laici sarebbero i non credenti. Invece la vera distinzione sarebbe tra laici, credenti e non, e clericali, che rivendicano alla Chiesa cattolica il diritto di occupare lo spazio pubblico imponendo le proprie leggi.
    La laicità è invece la libertà per tutti, è il rispetto dei diritti di ogni individuo e gruppo di seguire ciò che gli detta la coscienza. Lo Stato laico si contrappone allo Stato clericale. Lo Stato italiano può essere definito semi-laico o semi-clericale a seconda dei punti di vista, in quanto afferma i valori di laicità ma conferisce alla Chiesa cattolica dei privilegi e diritti particolari.
    Per questo, così come afferma oggi Chiara Saraceno sempre su Repubblica , la Chiesa cattolica pretende di porre alla vita politica delle questioni che sarebbero non negoziabili, dalla sessualità, ai rapporti di vita tra le persone, ai temi legati al fine vita, mentre parrebbero quasi essere negoziabili quelle legate all’immigrazione. Tanto che Chiara Saraceno paventa un “Grande Scambio sui diritti civili”, tra Governo e Chiesa Cattolica, che finisce per riguardare il fondamento stesso di ogni diritto civile: l’habeas corpus e il diritto di potere dire e decidere su di sé.
    Ne fanno le spese tutti, per primi però donne in generale, e persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. E in questo scambio si inserisce il dibattito sul rapporto tra pubblico e privato, che è sempre stato al centro del pensiero femminista, così come la diffusione del sentimento di intolleranza verso il diverso sia esso il migrante che la persona LGBT, con un ritorno all’indietro per quanto riguarda la presenza della donna nella società, la sua immagine. La condizione femminile può esere considerata la cartina al tornasole del nostro livello di involuzione culturale. E i segnali preoccupanti sono tanti e sono percepiti da più parti.
    La stessa fondazione Farefuturo di Fini ha affermato che “assistiamo a una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare”. Ricordiamo la definizione di Veronica Lario del “ciarpame del potere”.
    Ma c’è bisogno di un nuovo femminismo? Così ci ha detto Umberto Veronesi sul Corriere della Sera del 21 agosto 2009 – “La forza delle donne in dieci punti. Ora serve un nuovo femminismo.”
    Veronesi riconosce alle donne l’importante apporto nel mercato del lavoro e il loro fortissimo desiderio di mantenere lavoro e maternità. Però nei luoghi decisionali non sono stati fatti passi avanti, anzi… E direi che nelle istituzioni le politiche di pari opportunità stanno mostrando la corda, vuoi perché considerate un lusso in tempi di risorse scarse, vuoi perché le priorità sembrano essere altre, magari più critiche proprio perché sembrano essere messi in discussione diritti che finora sembravano essere acquisiti. Basti pensare alla discussione sulla Ru486, che potrebbe essere il pretesto per mettere mano alla 194, secondo degli orientamenti non condivisibili da parte di questo parlamento.
    Lo stesso vale sul fronte LGBT. Noi abbiamo presentato una mozione che aveva fatto discutere sul sostegno alle politiche contro l’omofobia, realizzate dal servizio Lgbt del Comune di Torino. E ne abbiamo verificato già l’attuazione soprattutto rispetto all’attività fatta nelle scuole, in particolare la formazione rivolta agli insegnanti. Così come abbiamo proposto di aderire all’iniziativa internazionale per l’istituzione di una Giornata contro l’omofobia (International Day Against Homophobia) da celebrarsi il 17 maggio di ogni anno nella ricorrenza della cancellazione, il 17 maggio 1990, dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, invitando anche il Parlamento italiano a promuovere un riconoscimento ufficiale di tale Giornata.
    Anlogamente ci adopereremo per sostenere la delibera di iniziativa popolare per il riconoscimento di pari opportunità per le unioni civili. E sappiamo che una nostra precedente mozione in tempi di DICO non era riuscita a ottenere il voto positivo del Consiglio Comunale.
    E’ importante che su questi temi come Sinistra teniamo la barra dritta, essendo consapevoli che sono oggetto di contrattazione, se pensiamo per esempio alle regionali e ai rapporti con l’UdC. Per noi come per la Chiesa Cattolica si tratta di diritti non negoziabili, ma intesi in senso esattamente opposto.

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