• A Villar Pellice è stato recuperato un bene regionale che sarà utile anche alla collettività

    Questa mattina ho voluto effettuare un sopralluogo a Villar Pellice per osservare di persona il paese dopo l’arrivo dei profughi. Da sabato mattina in Val Pellice sono cominciati ad arrivare i primi profughi che saranno ospitati a Villa Crumiére, una struttura di proprietà della Regione Piemonte che negli ultimi dieci anni è stata chiusa e inutilizzata.

    La Regione ha fatto bene a mettere a disposizione questa struttura perché è ancora in buone condizioni e grazie anche all’intervento della Diaconia Valdese potrebbe essere messa nuovamente a disposizione della collettività e potrebbe diventare anche sede di servizi offerti alla cittadinanza. I profughi che arriveranno a Villar Pellice saranno massimo una sessantina e tutti sono richiedenti asilo.

    09032015VillarPelliceStanzeLa struttura verrà gestita dalla Diaconia Valdese sotto mandato della Prefettura di Torino. Oggi dovrebbero arrivare altri 10 profughi a Villar Pellice portando così a 40 il numero delle presenze totali. Le persone che dovrebbero essere ospitate presso Villa Crumiére non dovrebbero essere più di 60. Come ha raccontato Massimo Gnone, Responsabile dell’Ufficio Rifugiati e Migranti della Diaconia Valdese, nei giorni scorsi è stato effettuato un lavoro di adeguamento della struttura in relazione alle esigenze del progetto di accoglienza. Nelle prossime settimane, inoltre, partiranno i servizi previsti dalla convenzione: corso di italiano, le attività e i servizi legati all’aggregazione delle persone e all’inserimento nel territorio. Una delle priorità sarà quella di mantenere una relazione positiva e attiva tra il centro di accoglienza e il territorio della Val Pellice.

    Per fare in modo che 60 persone possano muoversi in tutta la valle proveremo a capire come aumentare le corse di alcuni bus. Un’azione che se dovesse andare in porto porterà benefici anche ai cittadini di Villar Pellice. Su questo terreno potremo misurarci trasformando quello che inizialmente può essere considerato un problema in una opportunità.

    Infine voglio rispondere con una battuta alle dichiarazioni di Carlin Petrini che oggi in un’intervista ha dichiarato che “Diciamo di accoglierli ma di fatto li parcheggiamo in una specie di nuovi campi di concentramento. Senza insegnare loro l’italiano, senza dare loro la possibilità di lavorare”. Io a Villar Pellice non ho visto un campo di concentramento, ma una struttura alla quale è stata ridata vita animata da persone che chiedono aiuto e da operatori, a volte rifugiati stessi che hanno già intrapreso un percorso di accoglienza, che lavorano senza sosta per dare loro servizi e formazione.

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