• Sai che i sintomi di alcune malattie cambiano da uomo e donna? Per saperne di più leggi qui

    Dal 1° marzo di quest’anno è disponibile, nella Biblioteca virtuale per la Salute della Regione Piemonte, la sezione tematica dedicata alla Salute di Genere.

    La sezione, consultabile all’indirizzo https://www.bvspiemonte.it/salute-di-genere/, sarà ad accesso libero e offrirà materiale sia per quanto riguarda la definizione di salute e medicina di genere, sia per quanto riguarda i principali contributi scientifici che prendono in considerazione il tema.
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  • Contrasto alla tratta, un convegno per affinare le tecniche anche in Piemonte

    La lotta al traffico di esseri umani, intrapresa in questi anni, mi ha dato grande soddisfazione. Quando guardo i volti sorridenti delle ragazze sottratte a sfruttatori senza scrupoli, allora mi rendo conto che qui in Regione abbiamo fatto qualcosa di grande grazie al progetto Anello Forte. In un solo anno, nel 2018, le nostre unità di strada hanno avuto 4.600 contatti con donne, quasi tutte nigeriane, vittime della tratta. Ben 637 sono quelle che hanno in qualche modo beneficiato degli interventi. Mentre siamo riuscite a prenderne in carico, tramite un percorso per uscire dal giro, circa 231. Questi i numeri che ho presentato, con orgoglio, ieri al pubblico che ha affollato l’auditorium della Biblioteca Nazionale, a Torino, durante il convegno internazionale di due giorni “La tratta degli esseri umani: politiche di contrasto del fenomeno e di tutela delle vittime”. Leggi Tutto

  • Donne vittime di violenza, inaugurato a Moncalieri  uno sportello informativo

    Ieri pomeriggio alle 17,30 sono intervenuta all’inaugurazione dello sportello informativo per donne in difficoltà, presso il centro Polifunzionale P.G. Ferrero, in via Santa Maria 27, a Moncalieri.

    Si tratta di uno dei dieci sportelli finanziati da un bando della Regione e che va a rafforzare la rete contro la violenza sulle donne. Oltre all’apertura di questi punti d’ascolto, apriranno in Piemonte anche nuovi quattro centri antiviolenza (così dai sedici attuali, entro fine 2019, si salirà a venti). Nel caso dello sportello di Moncalieri la beneficiaria dei fondi è stata l’Arci Valle di Susa che ha presentato il progetto. Leggi Tutto

  • La Regione Piemonte in campo per il 25 Novembre

  • Otto maschi su otto al Csm, la giustizia in Italia porta ancora i pantaloni – Il mio articolo sull’Huffington Post

    Il mio articolo sull’Huffington Post

    Siamo nel 2018, eppure la giustizia, almeno ad alti livelli, è ancora amministrata dagli uomini. Sono poche, pochissime, le donne che arrivano all’apice. Come a dire: in questo mondo grande e terribile, per riportare ordine e per far rispettare la legge, sono necessari i pantaloni. E noi siamo stanche di messaggi ottocenteschi.

    Sono passati più di cinquant’anni da quando nel 1963 le donne poterono entrare in magistratura. Prima erano considerate instabili, fragili. Invece adesso costituiscono il 53% della magistratura ordinaria. Anche per questo avremmo tanto voluto che il Parlamento a maggioranza pentaleghista ne eleggesse qualcuna nel Consiglio superiore della Magistratura, organo di autogoverno di questo potere dello stato.

    Invece no, sono stati eletti solo uomini. Otto maschi su otto al Csm. E quattro su quattro per ciascuno degli altri tre organi su cui ci si esprimeva (Amministrativo, Tributario e Corte dei Conti).

    Le donne scarseggiano di sicuro se si guarda alla Corte costituzionale: su 13 giudici, sono appena tre. E dal 1848, anno in cui è stata istituita la Cassazione, a oggi, la Suprema Corte non ha mai avuto un presidente donna.

    Cosa cambia? Credo l’approccio.

    Capita in medicina: una prevalenza storica degli uomini ha portato per esempio a pensare i farmaci per curare il corpo degli uomini. Oggi invece si sta finalmente scoprendo l’importanza della medicina di genere.

    Capita in politica. In certi paesi, anche in Italia, l’esercizio del potere a prevalenza quasi esclusivamente maschile ha portato leggi a misura di maschio. Ricordate la patria potestà, il cognome dell’uomo ai figli e via dicendo? Perché nell’interpretazione delle leggi questo fattore non dovrebbe avere influenza?

    Faccio un esempio. Di recente la sezione penale della Corte di Cassazione si è espressa in tema di stupro. L’oggetto della discussione era se considerare l’ubriachezza della vittima un’aggravante a danno dei violentatori. La sezione penale ha deciso che, in virtù di quella che è la legge, quello stato di maggiore fragilità non dovesse essere considerato un’aggravante.

    Siamo sicuri che una maggiore presenza femminile in quella sezione non avrebbe portato i giudici a un’interpretazione diversa? Non sono una giurista ma, magari commettendo errore, in me restano degli enormi dubbi.