• Un nuovo scandalo per la Regione Piemonte. E Cota fa dichiarazioni sulla macroregione alpina? Faccia finalmente un passo indietro

    Nuovi indagati, nuovi arresti, un nuovo sistema nato con l’intento di rubare soldi dei contribuenti per farne un profitto personale. E’ questo lo scenario che ci viene raccontato dall’inchiesta che hanno portato avanti il sostituto procuratore Giancarlo Avenati Bassi e l’aggiunto Andrea Beconi. Come ci siamo abituati a dire: tutto deve essere verificato e fino all’ultimo grado di giudizio non vi è alcun colpevole. Nonostante ciò, però, dallo spiraglio della porta si può immaginare l’esistenza di una cricca che viveva alle spalle dei piemontesi.
    Associazione per delinquere, corruzione, concussione e turbativa d’asta sono le accuse che vengono sollevate nei confronti dei quindici arrestati e dei quaranta indagati, però a livello politico vi è un dato altrettanto allarmante: la convinzione da parte di qualcuno che l’amministrazione della cosa pubblica non sia l’intento di fare il bene della collettività, ma un mezzo per fare soldi e sponsorizzare i figli dei politici. Il vero volto di una certa Lega Nord viene posto nuovamente sotto la luce dei riflettori: si faccia chiarezza sul giro di denaro che secondo gli inquirenti sarebbe potuto andare a vantaggio del figlio di Umberto Bossi. Non sappiamo se le accuse abbiano fondamenta, ma siamo sicuri che i cittadini non hanno votato Cota per vedere sponsorizzate gare di rally e tagliati i servizi ai cittadini.
    Per quanto riguarda le responsabilità politiche siamo in attesa di comprendere gli sviluppi ed un quadro completo della vicenda. Non nascondiamo però una certa preoccupazione per il CSI-Piemonte che vive già un momento complicato. In queste settimane abbiamo manifestato forti riserve sul direttore generale De Capitani, a cui imputiamo parte della responsabilità della tragica situazione nella quale attualmente versa il consorzio: siamo convinti che sarebbe ora che facesse un passo indietro.
    Riteniamo sconcertante che il Presidente Cota sia rimasto in silenzio davanti alla bufera che è scoppiata ed abbia, invece, preferito rilasciare dichiarazioni sulla macroregione alpina, delle due l’una: o non sa cosa dire oppure non ha compreso la gravità della situazione. Non sappiamo cosa sarebbe peggio, ma siamo consapevoli che ci troviamo davanti all’ennesima prova della sua inadeguatezza a guidare una delle più importanti regioni del nostro Paese.

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