• Sul CSI-Piemonte siamo all’anno zero: maggioranza irresponsabile sul futuro dell’informatica pubblica

    Esprimiamo grande preoccupazione per il futuro del Csi-Piemonte.
    Abbiamo più volte sollecitato un dibattito che ponesse prima la questione del  cosa rispetto al come sul futuro del Csi-Piemonte.
    In questo senso, abbiamo presentato un emendamento alla finanziaria della regione in cui  chiediamo la definizione delle linee di un piano industriale che rilanci, rinnovi e rafforzi la mission del Csi-Piemonte come motore dell’innovazione della P.A., in cui trovi spazio un percorso di razionalizzazione dei sistemi informativi delle aziende sanitarie.
    Per questo obiettivo, anche in virtù della normativa europea, riteniamo si debba rafforzare l’integrità e la natura pubblica del Csi-Piemonte quale garanzia del servizio pubblico che esso fornisce ai cittadini e del ruolo fondamentale dell’informazione e della conoscenza come beni comuni.
    Ora però ci troviamo come sostiene il presidente del PdL, Luca Pedrale, a “livello zero”.
    Due proposte diverse da parte della maggioranza, una di giunta che mette in campo lo scorporo del CSI in due parti, istituendo l’agenzia per l’innovazione, e un’altra del gruppo del PdL che chiede la trasformazione del Csi in società per azioni.
    Cosa intende fare adesso il presidente Cota? Siamo sconcertati dall’ennesima superficialità del governo regionale.
    Non vediamo una progettualità nel merito, con l’irresponsabilità che sembra non tenere conto che si sta decidendo del futuro della realtà più importante dell’Ict piemontese, di tanti lavoratori e delle loro competenze, oltre che della razionalizzazione dell’informatica della pubblica amministrazione, anche come leva per un risparmio della spesa pubblica.

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