• Povertà minorile: allarme dal Banco Farmaceutico e dal Garante dei minori dell’Emilia Romagna

    Povertà minorile, un tema tornato prepotentemente d’attualità in questi giorni ma sul quale si dovrebbe tenere alta la guardia sempre. I bambini sono il nostro futuro, ma sono anche i più indifesi davanti alle conseguenze del disagio economico. Non è solo una questione di soldi, la povertà minorile ha dimensioni differenti. Ad evidenziarne due specifiche sono stati prima i responsabili del Banco Farmaceutico, poi il Garante dei minori della Regione Emilia Romagna.

    Il primo allarme è stato lanciato nella giornata di ieri dall’Osservatorio Donazione Farmaci della Fondazione Banco Farmaceutico che ha reso pubblici i dati di una ricerca effettuata su un campione di 1500 enti  – convenzionati con il Banco Farmaceutico – che si occupano di assistenza sanitaria infantile in tutta Italia. Il periodo preso in esame andava dal dicembre 2012 al dicembre 2013. I numeri dicono che dagli enti assistenziali convenzionati è arrivata una richiesta di prodotti pediatrici di circa 2,5 milioni di unità, una media di 3.500 pezzi per ente. Tra i prodotti più richiesti ci sono i pannolini (500mila); gli omogeneizzati (550mila); i disinfettanti (54mila); il latte in polvere (127mila confezioni). Non solo perché nella suddivisione del fabbisogno per aree geografiche emerge che al Nord sono state richieste 1.500.000 unità, per il Centro di 387mila, mentre al Sud e Isole 380mila. Ciò però non vuol dire che al Nord ci sia un’emergenza più acuta rispetto al resto d’Italia. Come spiega il direttore dell’Osservatorio Donazione Farmaci, Luca Pesenti, “La differenza di richieste tra Nord e resto d’Italia è solo legata al fatto che la concentrazione di enti assistenziali è più elevata al Nord e dunque ovviamente intercettano più bisogno”.

    Il secondo alert, forse il più difficile da affrontare, riguarda la povertà educativa. In questo caso la questione è stata sollevata dal Garante dei minori della Regione Emilia Romagna che, audito dalla Commissione parlamentare congiunta per l’Infanzia e l’adolescenza, ha evidenziato come un bambino che vive in un contesto che per ragioni economiche o culturali non viene stimolato rischia discriminazione o esclusione sociale sin dai primi anni di vita. Sia ben chiaro, non vogliamo colpevolizzare la famiglia, ma, come dice bene il Garante, nel codice civile viene sancito il diritto del bambino e dell’adolescente a “apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”. Le istituzioni dovrebbero farsi carico di questo diritto attivando strumenti legislativi e di servizi che possano fungere da sostegno ai bimbi che subiscono uno stato di povertà educativa.

    La povertà minorile non è dunque solamente quella che si calcola sul reddito e il patrimonio delle famiglie, ma è anche quello stato che priva i minori di cure sanitarie e di una buona formazione culturale. Fornire agli adulti di domani tutti gli strumenti per essere cittadini sani e consapevoli deve essere una nostra priorità.

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