• Oggi insieme a Pino Capozzi hanno vinto tutti i lavoratori

    La vittoria in tribunale di Pino Capozzi, l’impiegato degli Enti Centrali di Mirafiori licenziato dalla Fiat perché colpevole di aver inviato una e-mail dal computer aziendale agli operai di Pomigliano alla vigilia del referendum, non è il successo di un singolo lavoratore ma collettivo. Oggi viene per la quarta volta ribadito che i diritti non sono negoziabili e che l’attività sindacale non può essere circoscritta e limitata all’interno di una contrattazione sindacale.
    I giudici oggi hanno stabilito che il Lingotto dovrà risarcire il lavoratore con 2.550 euro più il versamento dei contributi per i cinque mesi in cui non ha potuto lavorare. Già due anni fa un altro giudice aveva stabilito il reintegro di Capozzi sul proprio posto di lavoro. In un momento in cui la Fiat continua a limitare i diritti dei propri lavoratori, oggi ad esempio vi è stata una netta chiusura sulla richiesta dei sindacati di un aumento salariale di 150 euro in tre anni, questo pronunciamento deve valere come una sorta di promemoria per Marchionne che invece di lasciarsi andare in dichiarazioni offensive nei confronti dei cittadini di Firenze dovrebbe impegnarsi in un piano di rilancio della produzione di autovetture nel nostro Paese.
    Il nostro auspicio è un’inversione di rotta nei rapporti tra azienda e sindacati. Crediamo sia ancora possibile ricucire il rapporto tra il territorio e la sua industria di riferimento, ma deve esserci uno sforzo da parte di tutti, soprattutto della dirigenza. La Fiat senza il Piemonte non sarebbe nulla, ma il cambiamento deve nascere da quel che rimane della famiglia Agnelli.

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