• Nessun Jihadista al CIE di Torino. I nuovi gestori potranno pretendere il pagamento del servizio anche per chi non c’è

    Questa mattina, insieme al Garante regionale dei detenuti Bruno Mellano, ho visitato il Centro di Identificazione ed Espulsione di Torino. È stata l’occasione per continuare il percorso di monitoraggio della struttura, conoscere i rappresentanti del nuovo ente gestore e verificare l’attendibilità di alcune notizie circolate in questi giorni su alcuni organi di stampa.

    Il CIE di Torino per la prima volta da quando è stato aperto è in mano ad un ente gestore di carattere privato: il 16 gennaio è avvenuto il passaggio dalla Croce Rossa Internazionale al raggruppamento temporaneo d’imprese composto da Gepsa e dall’Associazione Culturale Acuarinto. Alcuni lavoratori impegnati con la vecchia gestione sono stati assorbiti nel nuovo organico del CIE di Torino, attualmente all’interno del centro sono impiegati 15 operatori, un assistente sociale, uno psicologo, sei medici, cinque infermieri e due addetti alla manutenzione. Gli ospiti della struttura sono 21, in prevalenza marocchini, tunisini, algerini e nigeriani. Di questi circa il 50% è richiedente asilo e tutti hanno precedenti penali. La capienza attuale del centro è di 21 posti. La gestione ha comunicato che sono quasi al termine i lavori di ristrutturazione di due aree del centro, quella bianca e quella rossa, ognuna delle quali avrà una capienza di 35 posti.

    Il Consiglio regionale del Piemonte mi ha dato mandato di operare per la chiusura del CIE e per questo lavorerò, ma è anche mio interesse verificare che le condizioni degli ospiti del centro siano il più dignitose possibili. Ho potuto riscontrare una continuità tra la gestione della CRI e quella Gepsa-Acuarinto, un dato che in qualche modo ci rassicura. Sono sempre più convinta dell’inutilità di quella struttura e dello spreco di risorse pubbliche che rappresenta. I soldi che verranno spesi da parte del Ministero per la ristrutturazione del centro e per il rispetto dei vincoli contrattuali potrebbero essere utilizzati per vere e proprie politiche di integrazione.

    Il raggruppamento temporaneo d’imprese composto da Gepsa e dall’Associazione Culturale Acuarinto, dopo il primo mese di gestione, ha la facoltà di chiedere al Ministero il pagamento del servizio offerto fino al 50% della capienza massima del CIE. In sostanza il CIE di Torino ha una capienza massima di 180 posti ed è su questi numeri che è stata lanciata la gara d’appalto; attualmente gli ospiti sono 21; la nuova gestione potrà chiedere al Ministero di pagare lo stesso il servizio offerto fino a 90 posti. La Croce Rossa non ha mai chiesto il pagamento di questa differenza, ma siamo consapevoli che è nell’interesse di un privato farlo. Il Ministero si trova davanti a due vie: o pagare la differenza, aumentare la capienza e riempire la struttura di ospiti, oppure chiudere il centro. Io sono convinta che si debba chiudere il centro.

    Ho voluto verificare la notizia apparsa su alcuni organi di stampa secondo i quali all’interno del CIE sarebbero stati ospitati presunti Jihadisti. I responsabili del centro hanno smentito questa notizia: non è percorribile se non solo dopo una modifica legislativa. Modifica legislativa che invece dovrebbe essere fatta in relazione alla concezione dei permessi di soggiorno. Attualmente il percorso di identificazione in carcere non è ancora avviato e allo stesso tempo un Paese civile non fa scontare una doppia pena a un individuo solo perché cittadino straniero, mi riferisco a tutti gli ospiti che dal carcere vengono direttamente portati al CIE di Torino.

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