• Migranti, in Piemonte i richiendenti asilo sono in calo

    Al pessimismo della ragione dobbiamo rispondere con l’ottimismo della volontà, partendo dalla costruzione di una narrazione diversa della questione migranti. E’ questo il messaggio che ho voluto lanciare questa mattina durante la presentazione del ‘Report 2018 sul diritto d’asilo’, della fondazione Migrantes, nella sede dell’Ufficio pastorale migranti a Torino. In Piemonte d’altronde non c’è nessuna emergenza. Siamo 4milioni 392mila abitanti, e ci sono 12914 richiedenti asilo, l’8% del totale nazionale, in calo rispetto al 2017 quando erano circa mille in più. A marzo quelli inseriti nel sistema Sprar (quello di protezione per richiedenti asilo) erano 1.986, il 5,5% del totale italiano. Si tratta, insomma, di numeri gestibili.

    Il Piemonte è una Regione di grande sperimentazione e in questo momento sono tante le iniziative, a regia regionale, che guardano sia a risolvere le criticità, sia a progetti di inclusione. Sono stati attuati diversi progetti: da Petrarca che ha coinvolto, dal 2011 a oggi, circa 10mila stranieri nell’apprendimento dell’italiano, fino a Vesta (Verso Servizi Territoriali Accoglienti) che ha formato 800 operatori. Oggi sono poi 600 i minori stranieri non accompagnati accolti dalle nostre strutture. Abbiamo anche un progetto ‘For work’, a regia dell’Agenzia Piemonte lavoro, che mira all’inserimento lavorativo dei richiedenti asilo. A Saluzzo si sta lavorando per un miglioramento delle condizioni dei lavoratori stagionali e si sta affrontando la questione della Valsusa.

    Quello che è però importante, è scongiurare il coprifuoco del buonsenso, non alimentare le paure. Dobbiamo dare i giusti numeri senza far passare per emergenza, ciò che emergenza non è. L’immigrazione ha mille volti, spesso porta con sé nuove opportunità, un arricchimento culturale. Ci sono storie di uomini, come il senegalese Karounga Camara, incontrato la scorsa settimana al Salone del libro di Torino, che, dopo un periodo in Italia, decidono di tornare nel loro Paese per mettere a frutto le competenze maturate qui nella comunità d’origine.

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