• L’innovazione tecnologica contro spreco alimentare e povertà

    L’innovazione tecnologica potrebbe essere uno strumento per battere lo spreco alimentare e la povertà. Il progetto che è stato presentato ieri mattina durante il seminario “Le ICT contro lo spreco, per il diritto al cibo” mira a mettere in comunicazione esponenti del mondo tecnologico, produttori agricoli, stakeholder e consumatori o spigolatori. Il progetto ONG 2.0, promosso da CISV in partenariato con diversi enti a livello nazionale, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e di cui LVIA è partner.

    Ban Ki-moon, il segretario generale dell’ONU, ha dichiarato: “Le ICT hanno trasformato il panorama globale. Rafforzano l’economia mondiale e sono di grande supporto per la società moderna, aiutano le persone a comunicare a grande distanza, assottigliano le differenze culturali, incentivano gli scambi commerciali e facilitano l’accesso alle risorse come la salute e l’educazione“. In questo senso l’ICT è uno strumento di grande utilità per il mondo della cooperazione decentrata.

    La spigolatura sociale. Gli spigolatori erano coloro che raccoglievano le spighe nei campi dopo la mietitura. L’incolto veniva messo a disposizione dei poveri. In qualche modo il progetto di cui vi voglio parlare vuole essere la versione 2.0 di una tradizione nobile e antica. L’idea è quella di dare accesso gratuito al campo per la raccolta, oppure permettere di acquistare per sè e la propria famiglia frutta e verdura che altrimenti andrebbe sprecata.

    Secondo lo studio della FAO Food Wastage footprint il 54% degli sprechi alimentari che si verificano ogni anno avverrebbero nella fase di produzione, raccolta o immagazzinamento; mentre solo il 46% avverrebbe nelle fasi di trasformazione, distribuzione e consumo. Uno spreco che rappresenterebbe anche un danno dal punto di vista ambientale perché per produrre quei prodotti alimentari sono necessarie risorse naturali limitate come l’acqua, il suolo e l’energia. È calcolato che il cibo sprecato prima di arrivare sulle nostre tavole corrisponda a 3.6 milioni di tonnellate all’anno. In termini di risorse idriche corrisponderebbe a 1.2 miliardi di metri cubi, una quantità pari al lago d’Iseo.

    Questo progetto mira a recuperare tutti i prodotti agricoli che non vengono raccolti perché giudicati non adatti alle esigenze del mercato o perché il cui raccolto risulterebbe antieconomico, mettendoli a disposizione di chi ne avesse bisogno. Tutto questo utilizzando uno smartphone o un computer. Da una parte il produttore agricolo che indicherà qualità e quantità del prodotto incolto; dall’altra il consumatore o l’eventuale mercato secondario.

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