• Irricevibile la proposta Ghiglia di spezzettamento del CSI-Piemonte. Unica nota positiva l’informatizzazione sanitaria al consorzio, ma senza Cavallera

    Oggi abbiamo esaminato nelle Commissioni congiunte Bilancio e Sanità la proposta di delibera di riordino delle attività della Regione Piemonte nel settore dell’Information and Communication Technology in ordine al Sistema Informativo sanitario regionale.

    Crediamo che finalmente si sia iniziato a perseguire ciò che abbiamo chiesto dall’inizio della legislatura: una razionalizzazione dell’informatizzazione sanitaria con la regia del Csi-Piemonte, l’ente strumentale della Regione che può essere garante della necessaria omogeneizzazione.

    Purtroppo però siamo solo in presenza di una delibera di architettura, di contorno, così come definita dallo stesso assessore Ghiglia, senza un impegno finanziario. Si tratta dunque al momento di un mero auspicio: le Asl dovrebbero essere obbligate a fare sintesi. Peccato, che a differenza dell’impegno assunto in Consiglio Regionale, non era presente in Commissione l’assessore alla Sanità Cavallera, a garantire formalmente l’attuazione della delibera. Siamo dispiaciuti che non tutte le opposizioni, a partire dal Pd, abbiano rilevato questa mancanza, che non riteniamo secondaria, anche a fronte delle divisioni dei gruppi di maggioranza che renderanno inevitabilmente accidentato il percorso di applicazione di questa delibera. E non ci sfugge che senza la partita della sanità il Csi-Piemonte non è in grado di mantenere l’attuale organico, come dichiarato dallo stesso Ghiglia.

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    Per questi motivi ci siamo astenuti sulla delibera, pur condividendone i contenuti, anche perché in questo momento costituisce una cambiale in bianco, in quanto questo atto non é stato esaminato contestualmente con il nuovo disegno di legge di riorganizzazione dello stesso Consorzio, che discuteremo nei prossimi giorni.

    In particolare, siamo molto preoccupati che in questa riorganizzazione venga proposta quella che potremmo definire la “privatizzazione selvaggia”, finora scongiurata, con il famoso “spezzatino”. Viene infatti proposto un “Articolo 3 bis (Esternalizzazione) – Previo esperimento delle necessarie procedure nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente, il Consorzio può esternalizzare o scorporare i rami d’azienda aventi ad oggetto le proprie attività dirette alla progettazione, produzione e gestione dei progetti e servizi, anche mediante operazioni di partenariato pubblico privato o di affitto di ramo d’azienda, eventualmente in favore di una o più società di nuova costituzione con capitale sociale sottoscritto da soggetti privati operanti nel mercato dell’Ict, con l’obbligo imprescindibile di porre la massima attenzione alla salvaguardia dei livelli occupazionali e delle professionalità presenti nel Consorzio”.

    Ci riserviamo di approfondire anche con i lavoratori e le lavoratrici dell’azienda quali possano essere le nostre azioni successive. Noi crediamo che sia necessaro un processo di riorganizzazione del Consorzio, che però provi a salvaguardare un modello e l’interesse pubblico. Al contrario quella che viene prospettata con la proposta Ghiglia potrebbe risultare una privatizzazione selvaggia a vantaggio di privati, interessati al business dell’informatizzazione sanitaria e senza garanzie per i livelli occupazionali.

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