• In Piemonte abbiamo 5mila persone destinate a diventare irregolari. Avviato un tavolo regionale

    Insieme al presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino oggi ho incontrato nel Palazzo della Regione, in piazza Castello, il presidente dell’Anci, Alberto Avetta e i responsabili degli Sprar del Piemonte (quei centri, in tutto una quarantina, gestiti dai comuni che costituiscono oggi il sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati). Alla riunione hanno partecipato molti sindaci e assessori, per discutere delle conseguenze del Decreto sicurezza dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri. Da parte di tutti è emersa, indipendentemente dal colore politico, la preoccupazione per il futuro. Insieme abbiamo concordato sulla necessità di un tavolo permanente per monitorare l’evoluzione della situazione.

    Inoltre l’intenzione è di proporre degli emendamenti al Decreto Sicurezza che il Piemonte farà pervenire alla Conferenza delle regioni. Il decreto infatti deve essere approvato dal Parlamento che può ancora intervenire sulla riforma che di fatto smantella gli Sprar per come li conosciamo adesso. Perché non contempla più la possibilità di offrire ospitalità ai richiedenti asilo o a chi aveva ottenuto il permesso umanitario. D’ora in poi negli Sprar potranno essere ospitati solo i rifugiati e i minori non accompagnati. Inoltre prevede l’ abrogazione stessa del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

    Così, secondo i nostri dati, solo in Piemonte ci sono oggi almeno 5mila persone che rischiano di diventare irregolari delle 10380 accolte in questo momento nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria). Alcuni di loro rischiano di finire per giunta con l’essere arruolati dalla criminalità organizzata.
    Il presidente Sergio Chiamparino ha ricordato che quello piemontese è un modello di accoglienza diffusa che funziona. “Spesso lo uso come esempio quando mi capita di parlare di immigrazione. – ha afferma durante l’incontro – Non va dimenticato che l’esigenza di integrazione, che è la peculiarità del sistema Sprar, è un’esigenza che c’è e rimane per tutte le persone straniere che sono in Italia e che hanno diritto alla protezione o che sono in attesa di vederselo riconosciuto. Coinvolgeremo tutti i parlamentari piemontesi perché, in fase di conversione del decreto, apportino modifiche migliorative, anche in sintonia con quanto richiesto dall’ANCI”.

    Ma come funzionava il sistema fino a oggi? Le persone richiedenti asilo, e rifugiate, soggiornavano nei Cas, in attesa di valutazione da parte delle Commissioni per il riconoscimento dello status o di un passaggio alla seconda accoglienza (Sprar). In genere, qui dimoravano per un anno e mezzo. Valutiamo, in base alla nostra esperienza, che la metà dei richiedenti asilo non otterrà con le nuove regole il permesso di soggiorno. Inoltre se prima quelle a cui veniva rinnovato per motivi umanitari potevano stare abbastanza tranquille, adesso dovranno preoccuparsi: il permesso per motivi umanitari, per via del Decreto Sicurezza, non sarà rinnovabile.
    Dove andranno a finire tutte queste persone? Sembra irrealistico che possano essere rimpatriate. Quindi staranno per le nostre strade in balia dei criminali o nel migliore dei casi impiegati nel lavoro nero. Con l’aggravante che se prima i centri Sprar (gestiti dai comuni), accompagnavano queste persone in un percorso di inclusione sul territorio, ora diverse migliaia di migranti non avranno più punti di riferimento.
    Fino a oggi, almeno qui in Piemonte,  il sistema Sprar è stato gestito in modo virtuoso e ha consentito di lavorare bene all’inclusione di uomini e donne in diversi Comuni del nostro territorio. In due anni abbiamo più che raddoppiato le accoglienze, arrivando ad avere circa 2000 posti, attivati volontariamente dai Comuni piemontesi. Ma adesso è urgente riflettere insieme su quanto sta accadendo, sull’impatto sul territorio e su future iniziative da prendere per evitare il peggio.

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