• In Commissione sul ddl sul Csi-Piemonte, prima chiariamo gli obiettivi dell’informatica sanitaria

    L’abbiamo ripetuto fino alla noia. Prima il perché e poi il come. Invece la Giunta regionale licenzia un disegno di legge per riformare il Csi-Piemonte, senza avere un piano industriale.
    L’idea  di separare la parte strategica del Csi da quella progettuale ed operativa e di trovare per quest’ultima sul mercato un partner finanziario o industriale, sotto forma di spezzatino o in un’unica soluzione, non sappiamo, è affetta infatti da diverse incongruenze e contraddizioni.
    In questo scenario la parte strategica (agenzia per l’innovazione) dovrebbe servire per ridurre il numero di soci e dare maggiore potere alla Regione. Questa scelta invece  comporta la riduzione del collegamento tra le diverse Amministrazioni: il contrario di quello che è necessario per ottimizzare la spesa pubblica.
    Ridurre il ruolo del Csi a quello di una centrale d’acquisto con pretese di indirizzo strategico (ma senza una vera possibilità di governo delle forniture che sarebbero effettuate da privati che si alternerebbero strada facendo) non è infatti una buona soluzione per diversi motivi.
    L’indirizzo strategico deve derivare da scelte politiche degli Enti e non è delegabile ad un’Agenzia.
    Non si capisce infatti perché gli Enti dovrebbero derogare il ruolo di controllo ad un’Agenzia regionale, quando invece il Csi potrebbe compiere un salto di qualità, esercitando quel ruolo di collante tra gli enti nell’informatizzazione della pubblica amministrazione, a partire dalle potenzialità di sviluppo che ancora offrono i Comuni e le aziende sanitarie.
    A tale proposito, ricordiamo che queste ultime sono autonome nel loro operato così come gli è riconosciuto dalle normative di legge vigenti, mentre è necessario mettere in atto una razionalizzazione del sistema informativo sanitario regionale, volta a realizzare l’economia di scala, a cui le federazioni sanitarie dovrebbero essere orientate.
    Lo stesso nuovo Direttore Generale Del Favero delle Molinette, che è riuscito a fare della sua ex Asl in Veneto l’azienda più virtuosa della Regione, ha dichiarato di aver iniziato dal software, con un applicativo volto alla trasparenza delle liste d’attesa nella libera professione.
    Non  comprendiamo perché la Regione non chiarisca prima i propri obiettivi industriali, soprattutto nell’ambito sanitario, e solo dopo proceda alla riorganizzazione della loro realizzazione.
    Porteremo questo punto di vista nella discussione del ddl in commissione.

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