• Imparare l’italiano per imparare a conoscersi

    WhatsApp Image 2018-01-15 at 16.51.29Più di trecento addetti ai lavori questa mattina hanno voluto accogliere l’invito che come Regione Piemonte abbiamo rivolto loro per parlare di inclusione. Il momento di discussione che abbiamo organizzato presso l’Aula Magna della Cavallerizza Reale di Torino è stato un evento molto partecipato, ma soprattutto un’occasione di confronto su un tema, quello della formazione civico-linguistica, che è uno dei tasselli fondamentali per la costruzione di percorsi concreti di inserimento socio-lavorativo.

    La scelta di focalizzare la nostra attenzione sul progetto Petrarca non è stata casuale. Abbiamo deciso di approfondire una parte del lavoro che stiamo mettendo in campo per trasformare quello che molti credono sia un problema in una opportunità. La centralità dell’insegnamento dell’italiano ė un principio che viene ribadito anche all’interno del Piano nazionale per l’integrazione elaborato dal Ministero degli interni.

    Il progetto Petrarca nasce nel 2011 e negli anni è cresciuto vistosamente. Siamo passati dai 10 corsi che raggiunsero 589 beneficiari nella sua prima edizione, ai 300 corsi che raggiungono più di 3.000 persone in questa quinta edizione che terminerà nel marzo del 2018. Senza dimenticare l’investimento di risorse: nel 2011 vennero stanziati 258.000 euro dal Ministero degli Interni grazie a finanziamenti europei, per la quinta edizione siamo arrivati a 1.561.000 euro.

    Crediamo che sia molto importante che i territori e i diversi attori divengano protagonisti del processo di inclusione e che sia fondamentale che società civile, mondo della scuola, enti istituzionali, cooperazione, organizzazioni sindacali e parti datoriali vengano coinvolte in questi percorsi. I nodi di rete territoriale, a cui questi soggetti partecipano, e che sono portati avanti insieme alle Prefetture sono la struttura organizzativa di riferimento per costruire il progetto concretamente.

    Questa mattina abbiamo dedicato ampio spazio alle esperienze positive. Hanno parlato i responsabili dell’interporto di Rivalta Scrivia (Al) che hanno realizzato corsi di italiano rivolti ai lavoratori stranieri nei locali stessi delle aziende e in orario lavorativo; è stata raccontata l’esperienza della mungitura a Cuneo dove si prevede di realizzare un corso di “italiano per la mungitura” rivolta ai dipendenti stranieri, soprattutto indiani, di aziende agricole che lavorano nelle stalle, al fine di favorire e migliorare i rapporti tra i dipendenti, gli allevatori e i veterinari; l’esperienza di Casa Oz a Torino dove sono stati realizzati corsi di italiano, attraverso laboratori di cucina, rivolti ai genitori stranieri dei bambini ricoverati presso l’ospedale Regina Margherita; le buone pratiche dei comuni del vercellese, Santhià e Trino Vercellese, dove sono stati condotti corsi di italiano rivolti agli stranieri residenti su quel territorio. In questi casi, la buona riuscita dei corsi é stata garantita dal grande coinvolgimento dei comuni stessi che hanno messo a disposizione i locali per i corsi nonché quelli per il babysitting dei figli degli studenti. Siamo convinti che queste pratiche possano essere replicate su tutto il territorio piemontese.

    Non stiamo mettendo in campo semplici parole, ma politiche concrete. Questo è un pezzo delle politiche che stiamo portando avanti, ma esistono anche altri progetti sostenuti grazie al fondo Fami (Fondo Asilo Migrazione Integrazione), che si occupano della dispersione scolastica dei bambini stranieri, della formazione degli operatori/operatrici nei servizi pubblici, del contrasto alle discriminazioni e del sostegno dell’associazionismo migrante, per citare solo alcune delle azioni in campo.

    Inclusione significa anche cooperazione ed è per questo che stiamo provando a collegare il protagonismo delle diaspore alla cooperazione internazionale, con i progetti nei Paesi da cui queste persone provengono, nei quali auspichiamo di coinvolgere anche le persone migranti con le loro competenze acquisite nel nostro Paese. Infine la nuova legge sull’Immigrazione dovrebbe sostituire quella del 1989 permettendo di trasformare queste progettualità in politiche che mettano insieme tutte le potenzialità del nostro territorio.

    Come ha detto Papa Francesco, le paure sono comprensibili, ma è responsabilità e dovere delle istituzioni lavorare per fare in modo che queste diffidenze vengano superate, a partire dalla condivisione della lingua utilizzata nella comunicazione.

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