• Illustrata in Commissione Bilancio la scelta della CIG al CSI-Piemonte. Mancano 26 milioni di euro per il 2013

    Oggi abbiamo richiesto in commissione bilancio le comunicazioni sulla situazione del CSI-Piemonte.
    La scelta di ricorrere alla cassa integrazione di 200 lavoratori del consorzio è stata attribuita dal presidente Moriondo alla diminuzione del volume di fatturato che passerebbe dai 170 milioni di euro nel 2012 ai 121 milioni nel 2013.
    Fra i tagli dei costi per il prossimo anno sono state individuate anche misure come la rinegoziazione dei contratti con i fornitori, l’annullamento di commesse esterne, la rivisitazione del rapporto fra personale e numero dei dirigenti, il non ricorso agli straordinari.
    La cassa integrazione di 200 persone porterebbe ad un risparmio di 5.8 milioni di euro. Non è stato ancora specificato quali siano i criteri che verrebbero utilizzati per l’individuazione del personale da mettere in CIG: si partirebbe da quello impiegato nelle attività che non verranno più svolte o nelle funzioni che saranno riorganizzate, prevedendo un livello di servizio di qualità inferiore.
    Attualmente sono stati approvati solo tre mesi di CIG, ma il fatto che il risparmio sia già stato valutato sui 12 mesi ci insospettisce sulla reversibilità della scelta, che invece viene dichiarata.
    Infatti è stato affermato che se 26 milioni di euro di commesse aggiuntive fossero confermati, i tagli da mettere in atto sarebbero ridimensionati.
    A questo proposito sono stati annunciati un incontro con Saitta lunedì e con Cota venerdì della prossima settimana.
    Non è chiaro come le commesse regionali incidano sui 26 milioni. Il Comune di Torino passerebbe da un fatturato di 26 milioni di euro a 21, con la diminuzione di 5 milioni di euro.
    Purtroppo il capitolo sanità continua ad essere un buco nero: di nuovo l’assessore Giordano ha smentito l’assessore Monferino rispetto ai presunti costi fuori mercato su servizi come la gestione dei cedolini degli stipendi. Come e se possa avvenire la crescita dagli attuali 20 milioni di fatturato sanitario del CSI-Piemonte ai 100 milioni, risulta ancora un mistero. Dovrebbero convincere Monferino la sostenibilità economica e l’efficienza del consorzio, ma al momento ci sembra che le sue dichiarazioni vadano esattamente in direzione opposta.
    Non possiamo dunque che continuare a rilevare una non unità di intenti da parte della giunta, che rendono non accettabili le scelte fattte, che avrebbero dovuto essere definite a valle di un Piano di attività chiaro e del Piano industriale che verrà presentato il 7 dicembre. Sarebbe auspicabile, inoltre, nel caso si proceda, il ricorso alla cassa integrazione a rotazione oppure a contratti di solidarietà.
    Riguardo la modifica statutaria del Consorzio proposta, se siamo favorevoli all’apertura a nuovi enti consorziati pubblici, che potrebbero essere i Comuni di Milano e Bari, siamo perplessi alle modifiche che sposterebbero poteri dall’Assemblea al consiglio di amministrazione in virtù dell’efficienza. Riesamineremo queste modifiche nella commissione del prossimo venerdì.

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