• Il sindaco di Milano ha ragione, accogliere è un dovere ma anche un’opportunità

    Ha ragione Sala, serve un lavoro maggiore per rendere le politiche sull’accoglienza strutturali, ma non è vero che tutte le Regioni sono estranee allo sforzo che riguarda la gestione dei flussi migratori. Qui alcune riflessioni in merito alla lettera pubblica del sindaco di Milano sull’emergenza migranti.

    La gestione dell’accoglienza dei migranti non può essere trattata come se fosse una perenne emergenza, sono necessarie delle politiche di programmazione che tengano conto delle difficoltà che sono anche frutto delle divergenze politiche all’interno dell’Unione europea. Il Piemonte, come altre Regioni, però sta cercando di svolgere il proprio ruolo. Risale al luglio del 2014 l’accordo con il quale Stato, Regioni e enti locali hanno stabilito le quote di richiedenti asilo spettanti a ogni singola amministrazione regionale. Il Piemonte per esempio accoglie poco più del 7% del totale dei migranti che arrivano in Italia.

    A oggi manca un piano di distribuzione dei minori stranieri non accompagnati equivalente. Il problema, e qui rispondo direttamente a Sala, è che attualmente non vi è accoglienza diffusa distribuita in modo equo tra tutti i Comuni italiani. Mercoledì scorso, durante il Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’Immigrazione a Roma, l’ANCI si è impegnata a condividere un Piano nazionale di distribuzione dei migranti sui territori comunali. Un modo per alleggerire il peso di chi oggi accoglie di più coinvolgendo chi al momento non ha progetti di accoglienza sul proprio territorio.

    Una cosa è innegabile: è necessaria una maggiore integrazione tra le politiche che possiamo mettere in campo per l’inclusione effettiva. La Conferenza delle Regioni ha richiesto un incontro con il Governo per discutere le diverse problematiche e per proporre di realizzare politiche di cooperazione rafforzata tra Governo e Regioni che accettano questa sfida. L’accoglienza può essere anche un’opportunità a patto che ci sia maggior coordinamento e collaborazione tra i diversi livelli amministrativi e si affronti il tema dei dinieghi, vera e propria “spada di Damocle” sui percorsi di inclusione virtuosi. È ora di realizzare la proposta del prefetto Morcone di inserire nella valutazione della richiesta di asilo anche criteri oggettivi che dimostrino l’avanzamento nel percorso di inclusione all’interno delle comunità locali come per esempio la conoscenza della lingua italiana, la partecipazione a percorsi di volontariato civico o a tirocini e inserimenti lavorativi.

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