• Il piano regionale di accoglienza profughi va avanti. A breve due nuove Commissioni per i richiedenti asilo in Piemonte

    Non esiste la soluzione, ma esistono più soluzioni. Così ho voluto concludere il mio intervento al termine del Consiglio regionale aperto sull’Immigrazione, ribadendo l’opportunità di mettere in campo una gestione strutturale dell’accoglienza ed evidenziando la piena sintonia tra le posizioni espresse dalla maggioranza e l’operato della Giunta.

    I numeri raccontano una verità che è opposta a quella che alcuni vogliono fare apparire: rispetto all’anno scorso in Italia è arrivato il 9,8% in meno di migranti; siamo passati da 150.988 (da inizio 2014 al 2 novembre 2014) a 141.039 del 2015 (da inizio 2015 al 2 novembre 2015). E si devono tenere sempre in mente i numeri anche quando le opposizioni chiedono di assumere posizioni di “resistenza” nei confronti dell’accoglienza. Grazie all’accordo fra Governo, Regioni e Enti Locali del 10 luglio 2014 (“Piano nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari: adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati”) vi è stata una effettiva redistribuzione degli arrivi sui territori regionali, il Piemonte è chiamato a ospitare una quota di migranti pari al 7%, ma anche le regioni notoriamente “resistenti” l’hanno fatto. La Lombardia per esempio con i 12.932 migranti che ha accolto è la regione italiana che ospita di più in assoluto.

    A oggi le presenze rilevate dalla Prefettura di Torino in Piemonte sono 6.177, distribuite in 332 strutture. Le presenze invece inserite nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), che è gestito direttamente dai Comuni, sono 958 presenze di cui 51 minori stranieri non accompagnati. Uno dei perni del Piano regionale è trasformare l’accoglienza da emergenziale a strutturale coinvolgendo i Comuni. Per questo è attivo un bando nazionale che scadrà a metà gennaio rivolto ai Comuni e finalizzato a sostenere nuovi progetti di accoglienza nella rete SPRAR. Non dobbiamo neppure dimenticare che quattro province (Novara, VCO, Cuneo e Vercelli) non hanno a oggi alcun progetto SPRAR. Più volte in questi mesi abbiamo fatto incontri con Comuni e Prefetture per venire incontro alla richiesta di informazione e di coinvolgimento delle singole amministrazioni.

    Il sistema evidentemente ha ancora dei limiti. Uno di questi è la lunghezza dei tempi di attesa per il pronunciamento delle Commissioni territoriali rispetto alle richieste d’asilo. Un miglioramento però in questo senso vi è stato: i tempi sono diminuiti, l’attesa è passata da due anni agli attuali 8/9 mesi. Su questo fronte però la vera novità è di ieri e arriva dal Tavolo nazionale di gestione dei flussi non programmati che si è tenuto al Viminale dove è stata decisa l’apertura di due nuove sezioni delle Commissioni territoriali in Piemonte che dovranno esaminare le richieste di asilo. Queste si aggiungeranno alla sezione di Torino e a quella di Genova, che attualmente esamina le richieste della provincia di Alessandria. Il 50% dei migranti che arrivano in Piemonte ottengono il permesso di rifugiato, di protezione sussidiaria o umanitaria. Per il restante 50% di dinieghi si dovranno prevedere soluzioni che prevedano anche rimpatri volontari assistiti, nei Paesi in cui dovremo creare le condizioni per il ritorno, anche con iniziative della cooperazione internazionale che invece in questi anni ha subito evidenti tagli alle risorse o addirittura azzeramenti.

    Abbiamo individuato due Centri, attivarli è compito del Ministero degli Interni e delle Prefetture. Al Centro Polifunzionale della Croce Rossa Italiana di Settimo Torinese si sta provvedendo a trasferire i posti SPRAR in modo da destinare la struttura solo alla prima accoglienza; per quanto riguarda l’ex-caserma di Castello di Annone, struttura che ho visitato personalmente e che risulta adatta, il provveditorato regionale delle opere pubbliche sta portando avanti i lavori di bonifica dall’amianto e credo che in tempi ragionevoli sarà attivo anche il secondo centro di prima accoglienza in Piemonte.

    Stiamo incentivando progetti di integrazione e interazione di volontariato civico, ormai in numerosi Comuni. Attività che possono essere propedeutiche ad un inserimento lavorativo. Come Regione Piemonte lavoreremo alla programmazione del FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione). In questo ambito, stiamo definendo anche azioni innovative, come il ripopolamento delle aree montane insieme alle comunità locali. È bene, a questo proposito, evitare le generalizzazioni.

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