• Il contrasto al caporalato e le azioni messe in campo dalla Regione Piemonte

    Secondo le ultime stime sono circa 400.000 i lavoratori che potenzialmente trovano un impiego tramite i caporali, di cui circa 100.000 presentano forme di grave assoggettamento dovuto a condizioni abitative e ambientali considerate paraschiavistiche. Dall’introduzione nel codice penale del reato di caporalato sono circa 355 i caporali arrestati o denunciati, di cui 281 solo nel 2013. Quello che è stato sollevato dalla consigliera Enrica Baricco, in un question time a cui oggi ho risposto, è dunque un problema che deve essere affrontato.

    Più del 60% dei lavoratori e delle lavoratrici costrette a lavorare sotto caporale non ha accesso ai servizi igienici e all’acqua corrente. Più del 70% presenta malattie non riscontrate prima dell’inserimento nel ciclo del lavoro agricolo stagionale. La mappa delle aree a rischio sfruttamento riporta tra le criticità della nostra Regione, i comuni di Castelnuovo Scrivia, Bra, le Langhe e il Roero e il comune di Saluzzo con livelli di gravità media-elevata sui territori indicati con una larghissima provenienza di lavoratori dall’Est Europa e dall’Africa.

    La Regione Piemonte ha sottoscritto nel 2014 il Protocollo d’intesa sul rafforzamento della collaborazione interistituzionale per l’analisi, la prevenzione e il contrasto al fenomeno della tratta degli esseri umani ai fini dello sfruttamento e intermediazione illecita della manodopera nei luoghi di lavoro in Provincia di Torino. Riteniamo si debba, sulla base di questo primo anno di sperimentazione, estendere la collaborazione a un livello territoriale più ampio, coinvolgendo in particolare le altre aree del Piemonte a maggiore diffusione di attività a rischio sfruttamento lavorativo in agricoltura.

    L’impegno che mi sento di assumere è di verificare con la Prefettura di Torino gli effetti del protocollo nell’anno appena concluso, nella speranza di poter estendere ad altre Prefetture del Piemonte questo modello, coinvolgendo tutti i colleghi di Giunta per le competenze concorrenti (Lavoro, Agricoltura e Politiche Sociali).

    Tra gli esempi positivi in questa direzione mi permetto di segnalare il protocollo firmato il 16 Febbraio 2015 nella sede della Prefettura di Torino, con Libera ed il Comune di Ivrea denominato “Arance della legalità” in corrispondenza con lo storico Carnevale. A partire da quest’anno, ogni agrume che arriverà nel comune sabaudo per la celeberrima battaglia delle arance potrà essere utilizzato solo dietro certificazione che ne garantisca l’estraneità da pratiche di sfruttamento e neo-schiavismo. Il protocollo prevede una mappatura dell’intera filiera degli agrumi che ogni anno vengono acquistati dalle squadre in gara nel carnevale, che a partire da oggi richiederanno alle aziende fornitrici una serie di documenti, tra i quali la certificazione antimafia e il Bilancio aziendale relativo agli ultimi tre anni di esercizio. Saranno le stesse associazioni a far presente alle aziende che, in mancanza di tali requisiti, si troveranno escluse dall’elenco dei fornitori. A farsi garante dell’intero processo sarà la Prefettura di Torino, che si occuperà di studiare i documenti e trasferirli alle autorità competenti e agli enti coinvolti nell’iniziativa.

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