• Global Compact, da Carofiglio a Mimmo Lucano e Nicola Zingaretti, intellettuali e politici chiedono a governo e parlamento di firmare il documento sulla libertà a migrare

    Oggi è la giornata mondiale dei migranti e in questa giornata voglio rilanciare l’invito sottoscritto da me, da Mimmo Lucano sindaco di Riace, da politici come Nicola Zingaretti e Marco Furfaro, da intellettuali come Massimo Parlotto e Gianrico Carofiglio, dall’avvocata Alessandra Ballerini, ma anche da Luigi Manconi e Federico Pizzarotti e tanti altri, affinché l’Italia firmi il Global Compact. E affinché le Camere esprimano un sostegno trasversale, in modo da impegnare il governo. Inoltre auspichiamo che le regioni e tutti gli enti locali di prossimità adottino comunque, nel proprio ambito, i punti precisi dell’accordo. È importante che l’Italia, primo approdo dei flussi dal Nord Africa, non sia lasciata sola nell’affrontare il fenomeno migratorio. E aderire al Global Compact sarebbe fondamentale e strumentale anche alla giusta richiesta di superare i Trattati di Dublino, osteggiati a parole ma poi colpevolmente lasciati intatti, specie da chi blatera di contrasto all’immigrazione incontrollata.

    Mentre noi stavamo a braccia conserte, infatti, l’11 dicembre, a Marrakech, 164 Paesi hanno approvato questo testo comune sulle migrazioni, conseguente alla dichiarazione di principio adottata all’unanimità dall’Assemblea Generale dell’Onu il 19 settembre 2016. Due anni fa 193 Stati membri riconobbero la necessità di un approccio globale alla mobilità umana, per salvare le vite, proteggere le persone, tutelare i diritti umani. Ora, il 19 dicembre l’Assemblea Nazionale dell’Onu, si pronuncerà di nuovo con una risoluzione finale. Dal 2019 il Global Compact sarà un accordo in vigore fra tutti gli Stati. Non si tratta di un patto giuridicamente vincolante, ma la sua adozione può mettere le basi per arrivare a un governo più ordinato, regolare, sicuro delle migrazioni, contrastando trafficanti e criminali, ponendo regole chiare e giuste, assicurando sicurezza, rispondendo a legittime preoccupazioni e paure, garantendo dignità e diritti, favorendo processi di inclusione.

    A Marrakech, il governo italiano non ha votato il Global Compact dichiarando di voler attendere un voto del Parlamento. Il voto però poteva e doveva avvenire prima dell’incontro (come accaduto altrove): è stato un grave errore del Presidente del Consiglio e del Governo non chiedere un pronunciamento delle Camere fra luglio e dicembre, quando il testo definitivo era già pronto. Oltre a non essersi presentato a Marrakech, l’esecutivo ha di fatto ingranato la marcia indietro rispetto alle dichiarazioni precedenti rilasciate alla stessa Onu.

    Auspichiamo che l’Italia non si ritiri, ma che anzi sostenga con convinzione e autorevolezza l’accordo in sede Onu. Migranti forzati e liberi continueranno ad arrivare in molti paesi, innanzitutto nei paesi limitrofi delle aree povere del pianeta, molti nei prossimi decenni dall’Africa verso l’Europa. Nel testo si evidenzia come “la migrazione faccia parte della esperienza umana, da sempre nel corso della storia” e come sia auspicabile migliorarne l’impatto rendendo più efficaci le politiche dell’immigrazione, grazie alla cooperazione fra Stati, che tutti hanno conosciuto e conoscono sia immigrazioni che emigrazioni. Con il Global Compact possiamo esprimere sostegno anche ai nostri connazionali italiani dovunque ora si trovino. Decine di milioni di italiani, infatti, sono stati emigranti nel recente passato e, anche ora, circa 150 mila italiani ogni anno emigrano in un altro Paese. E’ doveroso anche per questi “compatrioti”, apprezzare ogni impegno internazionale che promuova reciprocità di diritti e doveri, riduca le disuguaglianze. Approvare un patto globale è realistico, una giusta prova di verità. È la prima volta nella storia della diplomazia che ogni Stato (da sempre luogo di emigrazioni e immigrazioni) si accorda con ogni altro Stato (da sempre luogo di immigrazioni ed emigrazioni) e che la comunità internazionale giunge a un consenso su un fenomeno storicamente e geograficamente asimmetrico e complicato, quello migratorio. Riflettiamo bene: il nostro Paese non può rimanere fuori da questo processo, perdere una storica occasione, relegarsi ai margini della civilizzazione internazionale.

     

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