• Emmanuel è vittima anche della cattiva politica

    Intolleranza, razzismo e xenofobia sono parole che non bastano più a descrivere quel che sta succendendo nel nostro Paese. Dobbiamo fare un passo oltre e avere il coraggio di guardare in faccia la realtà: c’è qualcuno che odia il diverso. Il nostro compito è quello di bloccare il contagio di questo terrificante sentimento al resto della popolazione.

    L’assassino di Emmanuel è un militante di un partito politico di estrema destra. Un fanatico dell’odio, ancorato a un passato drammatico e nostalgico durante il quale il culto della superiorità ha ucciso milioni di persone. Il giovane nigeriano è riuscito a sopravvivere al terrorismo, alla persecuzione, alla paura e alla povertà, ma non alla follia di un criminale.

    Emmanuel è vittima però anche del sistema politico che non è stato abbastanza fermo nel condannare violenza, razzismo e xenofobia. Anzi, negli ultimi anni questi ultimi sono stati gli strumenti che in molti hanno utilizzato per parlare alla pancia delle persone e conquistare consenso elettorale. Il risultato è stato quello di creare alibi tra le menti fragili di chi individua nel diverso un proprio nemico.

    Lo stesso Salvini in queste ore nel commentare l’assassinio di Fermo ha parlato di invasione organizzata e immigrazione clandestina tracciando conseguenze catastrofiche. Non è facendo così che si contribuisce a costruire un Paese sicuro per noi e per i nostri figli e figlie. Questo è il momento della condanna senza se e senza ma.

    Noi che abbiamo la responsabilità di parlare alla popolazione dobbiamo essere in grado di incentivare quel cambiamento culturale che a cascata porterà più diritti, pace e sicurezza. Lo dico oggi una volta per tutte: troppe persone, anche sui miei canali social, si lasciano andare a commenti che non sono accettabili e da oggi questi comportamenti non saranno più tollerati. Ieri un utente ha commentato un post sulla chiusura del Ramadan con un “ammazzateli tutti”, lo abbiamo segnalato e così continueremo a fare.

    È arrivato il momento di fare un passo oltre e mettere in pratica gli strumenti dei quali ci siamo dotati come la legge regionale numero 5 del 2016 contro ogni forma di discriminazione. Il testo di legge prevede anche una rete regionale contro le discriminazioni in Piemonte, dobbiamo avvalercene e denunciare qualsiasi forma di intolleranza. È una battaglia, anche culturale, che dobbiamo vincere.

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