• CSI-Piemonte: Non si parta dalle conclusioni! Altro che salvaguardia dei posti di lavoro come sostiene Giordano

    Si continua a parlare del futuro del Csi in modo disordinato e non strutturato. Stiamo ragionando del futuro dell’ informatica pubblica, dei servizi ai cittadini e, bisognerebbe ricordarlo più spesso, del futuro di 1200 lavoratrici e lavoratori, indotto escluso. Allora è necessario capire anzitutto qual’è il punto di partenza del ragionamento. Il Csi è in crisi? Non ha commesse sufficienti per i 1200 dipendenti? Non è governabile dall’Ente che commissiona la maggior parte delle commesse? Non può offrire servizi all’esterno della cerchia di soci pubblici? La sensazione è che di volta in volta vengano variamente addotti alcuni di questi motivi, per altro mai documentati e analizzati a fondo e insieme, per gettare fumo negli occhi e giungere al mantra conclusivo della SPA o dello spezzatino, soluzioni salvifiche secondo qualcuno, ossessione privatistica secondo qualcun altro.
    Oggi l’ha ribadito l’assessore Giordano nell’audizione delle rappresentanze sindacali dell’ente adducendo a motivo della trasformazione la salvaguardia delle professionalità e dei posti di lavoro.
    È ora di ribaltare il ragionamento e, lasciando da parte le conclusioni, partire dall’analisi della situazione attuale e dagli obiettivi che la Pubblica Amministrazione vuole darsi sui servizi ICT ai cittadini, il famoso piano industriale in poche parole. Sanità, tributi, anagrafe e trasporti sono solo alcuni dei settori più importanti e strategici in cui è cruciale il ruolo dell’ICT nella vita dei cittadini e nell’efficienza della macchina burocratica locale.
    Solo dopo verrà la soluzione, che non si capisce perché dovrebbe essere il cambio di ragione sociale o, peggio ancora, lo spezzatino e la privatizzazione. E in questo percorso non si vede perché non si dovrebbe tenere conto dello studio commissionato dal CDA del Consorzio a un gruppo di ‘saggi’ che conosce molto bene la PA locale e il mondo ICT. Da questo studio, ben approfondito, emerge in modo chiaro come vi sia la necessità di trasformare il Consorzio in una macchina più efficiente e funzionale, ma non di cambiarne la ragione sociale e l’essenza pubblica.
    Apriamo un dibattito serio sulla mission del Csi, sul suo piano industriale e su come migliorarne l’efficienza e la governance. Ma la politica che governa la nostra Regione  smetta di partire dalle conclusioni.

Comments are closed now.