• Cooperazione internazionale, il Piemonte inizia l’elaborazione di un piano triennale

    Questa mattina durante la seduta della Giunta regionale del Piemonte ho dato comunicazioni rispetto a quelle che sono le direttive da applicare l’attuazione di quanto previsto dalla legge regionale 67/95 e successive modificazioni e integrazioni in relazione a “interventi regionali per la promozione di una cultura ed educazione di pace, per la cooperazione e la solidarietà internazionale”.

    La Regione deve procedere nell’ambito di un’apposita programmazione definita con delle direttive triennali approvate dal Consiglio Regionale su proposta della Giunta. Poiché le ultime direttive sono state approvate nel 2009 per poter riprendere l’azione regionale occorre procedere alla redazione di un nuovo documento che verrà sottoposto all’approvazione della Giunta entro il 31 ottobre prossimo. Questo atto di programmazione terrà conto di un contesto che è profondamente mutato in questi ultimi anni.

    Nel mese di agosto il Parlamento ha approvato la nuova legge “Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo”  che riforma la precedente normativa che era in vigore dal 1987 ai sensi sulla base della legge n. 49. Nel 2014 si avviano, inoltre, le procedure relative alla nuova programmazione dei fondi europei (2014-2020) relativi alla Cooperazione internazionale attraverso i bandi ad accesso diretto. Nel 2015 verranno ridefinite le strategie delle Nazioni Unite, per i prossimi 10 anni, post obiettivi del millennio (L’agenda per lo sviluppo post 2015).

    La stessa crisi economica che interessa i nostri territori richiede oggi una visione delle logiche e delle motivazioni che orientano la cooperazione internazionale profondamente diversa rispetto a quella di alcuni anni fa. La stessa funzione della cooperazione deve essere rivalutata tenendo conto dei risultati politici, di relazione ed economici che può portare al nostro territorio.

    Da questo punto di vista occorre che l’azione della Regione, valorizzando le importanti esperienze realizzate dalle comunità territoriali, permetta di rafforzare il sistema regionale stimolando l’integrazione dei diversi soggetti pubblici e privati al fine di ottimizzare le risorse umane e finanziarie disponibili. In questa ottica le direttive saranno strumento per il coordinamento di tutte le attività di cooperazione ed educazione allo sviluppo che coinvolgono le diverse direzioni regionali (ambiente, agricoltura, istruzione e formazione professionale, sanità ecc).

    Le direttive regionali terranno conto di questi aspetti con la consapevolezza che l’azione regionale deve essere unitaria e finalizzata ad ottenere una maggior propensione e competenza della propria comunità ad affrontare le sfide di un contesto internazionale fortemente globalizzato.

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