• Cooperazione decentrata, presentate le linee di lavoro agli stakeholder piemontesi

    Questa mattina presso il Centro Internazionale di Formazione dell’Organizzazione internazionale del Lavoro si è tenuto un partecipatissimo incontro con gli stakeholder piemontesi della cooperazione decentrata. Non ho voluto presentare una proposta di documento programmatico definitiva ma gli indirizzi politici ed alcune priorità. In questa fase il nostro obiettivo principale è quello di ascoltare i suggerimenti per farne una ragionata sintesi prima dei passaggi istituzionali.

    Con l’adozione della “Dichiarazione del Millennio” la comunità internazionale ha enunciato gli obiettivi prioritari della cooperazione allo sviluppo, fissando i traguardi da raggiungere entro il 2015. Alla vigilia della loro scadenza molta strada resta ancora da fare. Secondo i misuratori di povertà basati sul reddito, 1,2 miliardi di persone vivono con meno di $1,25 al giorno. Tuttavia, secondo l’indice di povertà multidimensionale del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo del 2014, un miliardo e mezzo di persone, in 91 paesi in via di sviluppo, vive nella povertà, subendo privazioni nell’ambito della salute, istruzione e qualità della vita. Ottocento milioni di persone sono a rischio di ricadere in uno stato di estrema povertà. Sono 200 milioni le persone che ogni anno vengono colpite da catastrofi naturali e 45 milioni gli individui che sono sfollati a causa di conflitti e persecuzioni. In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, gli shock che si producono in una parte del mondo si propagano rapidamente e hanno un impatto sull’intera popolazione mondiale.

    A fronte di questa situazione la comunità internazionale, a seguito della Conferenza “Rio+20”, è impegnata nella definizione dei Sustainable Millenium Development Goals (SMDGs) che rappresentano il cuore dell’Agenda per lo sviluppo globale post-2015.
    In Europa, a partire dall’attuazione del trattato di Lisbona e con la nuova programmazione dei fondi 2014 – 2020 si stanno definendo le nuove modalità con cui sviluppare la cooperazione internazionale e affrontare le contraddizioni del disequilibrio globale. Anche a livello italiano assistiamo ad un cambiamento importante nell’ambito della cooperazione allo sviluppo con l’approvazione della nuova legge che disciplina l’attività, un testo che arriva dopo 27 anni e numerosi tentativi parlamentari.

    Con la cooperazione decentrata le comunità locali del nord e del sud del mondo dialogano, si confrontano, progettano e realizzano iniziative di comune accordo e quindi scambiano saperi e competenze acquisendo quelle conoscenze e quella consapevolezza che diventano la base per la “proiezione internazionale dei propri territori”. La nuova legge interpreta un modello di cooperazione che non coglie pienamente questa dimensione culturale, quella delle relazioni internazionali, che sono invece un fattore determinante per affrontare, anche sul piano locale, gli effetti dei processi di globalizzazione.

    La cooperazione decentrata ha rappresentato un laboratorio nell’ambito del quale abbiamo costruito reti di partenariato territoriale e attivato processi che hanno strutturato un sistema per gli attori regionali nel quale è stato possibile valorizzare le molte competenze della società civile. Vogliamo riportare la cooperazione internazionale nell’agenda politica del governo regionale. Siamo tuttavia consapevoli che nel contesto attuale ci viene richiesto un preciso impegno politico ed economico finalizzato a dare risposte ai problemi locali immediati. Dobbiamo fare proposte affinché le stesse autorità locali non concentrino la propria azione solo per gestire le problematiche del loro territorio ma promuovano politiche per far acquisire alle proprie comunità quelle competenze che le mettano in condizione di confrontarsi positivamente con le realtà di altri continenti.

    Dobbiamo costruire attraverso un’attenta programmazione gli strumenti che ci permettano di mettere a sistema, le risorse umane, culturali e finanziarie del nostro territorio. Si tratta infatti di ottimizzare quanto sul nostro territorio già c’è e già si fa. È per questo che oggi abbiamo presentato le linee di lavoro sulle quali vorremmo orientare un primo documento di programma che, come previsto dalla legge regionale 67/95, deve essere approvato dalla Giunta Regionale entro il mese di ottobre per poi essere trasmesso al Consiglio Regionale.

    Il documento programmatico conterrà: un richiamo delle leggi nazionali e regionali di riferimento alla materia  e un approfondimento della nuova legge italiana sulla cooperazione internazionale; gli scenari di contesto internazionale e le nuove sfide: cooperazione e cittadinanza mondiale; gli obiettivi generali della legge regionale 67/95; le priorità di intervento geografiche, tematiche e trasversali; le priorità sul  territorio regionale e di partenariato; gli orientamenti metodologici; gli ambiti di intervento; iniziative culturali di ricerca e di informazione, iniziative di educazione e sensibilizzazione, iniziative di Formazione; iniziative di cooperazione internazionale; le modalità di intervento.

    Le priorità di intervento geografiche sono l’Africa subsahariana, il Mediterraneo, i Balcani e l’America Latina. In Africa Subsahariana si darà continuità a quanto già avviato con il programma di Sicurezza alimentare.

    Le priorità di intervento tematiche sono state declinate a secondo delle arre di intervento individuate: sviluppo rurale, agricolo e lotta alla povertà, in Africa subsahariana;
    immigrazione, sensibilità culturale nel Mediterraneo; sviluppo locale, imprenditoria nei Balcani, nel Mediterraneo e in America Latina. Le priorità di intervento trasversali riguardano i giovani, le questioni di genere, l’immigrazione, la sostenibilità.

    Intendiamo consolidare le esperienze e i programmi, già avviati in precedenza; promuovere e consolidare iniziative di cooperazione decentrata; favorire la partecipazione dei soggetti del territorio nelle attività di cooperazione, di sensibilizzazione delle comunità locali; stimolare la progettazione partecipata per accedere a programmi di settore nazionali  ed internazionali; accrescere l’informazione (trasparenza e comunicazione) anche come strumento per promuovere la partecipazione.

    Cercheremo di mostrare un’inversione di tendenza rispetto alla Giunta precedente, ma al tempo stesso riteniamo necessario accrescere la capacità di fare sistema sul territorio affinché le disponibilità che insieme riusciremo a mettere in campo possano fungere da volano per attrarre maggiori e nuove risorse a cominciare dalle fonti di finanziamento nazionali, europee e internazionali.

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