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    Agricoltura sociale può essere fonte di inclusione per i migranti

    Da assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte non posso che essere soddisfatta dei passi in avanti che il Piemonte ha fatto in materia di lavoratori stagionali in agricoltura grazie all’approvazione della legge 12 del 2016. Spesso la manodopera in questione è composta da lavoratori stranieri che devono sostenere condizioni di lavoro a dir poco difficili. Quello che l’amministrazione regionale sta facendo è cercare di costruire percorsi legislativi che conducano alla costituzione di politiche strutturali abbandonando l’approccio emergenziale al fenomeno. È questo quel che ho voluto sottolineare questa mattina durante il convegno “Lavoratori stagionali in agricoltura: dati e prospettive in Piemonte”.

    Questo è anche uno dei motivi per i quali abbiamo voluto inserire nel disegno di legge per la promozione della cittadinanza un articolo dedicato all’agricoltura sociale che a nostro avviso è uno strumento idoneo all’integrazione e all’inclusione sociale dei migranti. Credo che possa essere un passo avanti il fatto che il prossimo bando dei fondi stanziati per la legge 12 del 2016 preveda la partecipazione non solo dei singoli comuni, ma anche di unioni di comuni e consorzi socioassistenziali.

    Non bisogna dimenticare però il lavoro culturale che deve essere svolto perché nessuna politica potrà avere effetto se non ci sarà un cambiamento nella mentalità della popolazione. L’immigrazione deve essere vista come un’opportunità, non meramente come un problema. Un dato su tutti, quello sui contributi previdenziali: gli stranieri in Italia versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi.

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