• ABIT, si valuti qualsiasi opzione per risolvere la crisi, ma non si tocchino i livelli occupazionali

    Malgrado la buona volontà che abbiamo dimostrato di avere, adesso diciamo basta. Non possiamo morire senza esserci difesi” – sono arrivati al punto limite i lavoratori e le lavoratrici dell’ABIT di Grugliasco, persone che hanno difeso la loro occupazione con passione e dedizione ma che adesso sono pronti alla mobilitazione in nome di quel diritto che viene sancito nel primo articolo della Costituzione italiana.

    Seduti sulle cassette di plastica arancioni dentro le quali sistemano le bottiglie del latte che viene prodotto dentro lo stabilimento torinese e con il megafono in mano hanno occupato il controviale di Corso Allamano per dare visibilità e risalto al disagio che stanno vivendo. Questa mattina prima di manifestare sono pure andati al lavoro prima del dovuto per garantire quella produzione che non risente di mancanza di richiesta. Nonostante ciò la Trevalli Cooperlat fino ad oggi non ha voluto avviare alcun dialogo per risolvere la crisi aziendale che li riguarda mettendo a rischio il futuro di 107 famiglie torinesi.

    Martedì scorso in Consiglio regionale l’assessore al Lavoro Claudia Porchietto rispondendo ad una nostra interrogazione in merito alla vicenda ci ha riferito che la dirigenza aziendale avrebbe garantito la propria disponibilità a valutare una cessione del marchio. Lunedì 14 ottobre i componenti dell’assessorato al Lavoro, l’azienda e le organizzazioni sindacali si incontreranno e da quella riunione siamo convinti che debba uscire un percorso progettuale che porti alla soluzione della crisi anche, se necessario, attraverso la cessione del marchio assicurando però il mantenimento dei livelli occupazionali. Non possiamo permetterci che in Provincia di Torino si crei ulteriore disoccupazione.

    In ogni caso noi continueremo ad essere al fianco dei lavoratori in ogni forma di mobilitazione prevista contro la supponenza e l’indifferenza dell’azienda.

     

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