• A Vercelli ho incontrato Florilena che è riuscita a sopravvivere al marito violento

    Ieri pomeriggio sono andata a Vercelli a incontrare Fiorilena Ronco, una donna vittima di tentato femminicidio. L’aggressione è avvenuta il 28 marzo 2017 a Borgo Vercelli.

    Ricordo la fiaccolata a suo sostegno, suo fratello che ieri l’ha accompagnata, i segni per strada dell’inseguimento che precedette l’insinuarsi in casa del marito, che l’ha poi accoltellata, e che era entrato da una finestra.
    Purtroppo dopo l’aggressione Fiorilena non ha recuperato del tutto: cammina con le stampelle e ha ferite interiori indelebili. L’uomo che ha tentato di ucciderla è in carcere e deve scontare 15 anni. Ma lei già teme il momento in cui uscirà. Si chiede chi la proteggerà.
    Questo crimine le ha creato anche problemi economici. Non può rientrare al lavoro perché il suo fisico non glielo permette. E va avanti grazie all’affetto del fratello, dei genitori e dei due figli che le sono vicini. Non può essere lasciata sola.
    Come assessora regionale non voglio girarmi da un’altra parte. Non posso. Voglio cercare di capire come aiutarla. E scrivo questo articolo perché innanzitutto lei mi ha detto che non vuole essere dimenticata. E giustamente. Vuole mandare un messaggio a tutte le altre donne perché non vivano la sua stessa esperienza. Vuole invitare le vittime di maltrattamenti a chiamare subito il 1522, a rivolgersi a un centro antiviolenza dove chiedere anche l’assistenza legale gratuita che in Piemonte è possibile avere. L’incontro con Fiorilena mi ha segnato. Perché la sua storia è ingiusta. È crudele. Tanto abbiamo lavorato contro la violenza in questi anni, e il 6 marzo ho convocato gli Stati Generali contro questo crimine verso le donne. Eppure, sono andata via da Vercelli, dove solo qualche giorno fa c’è stato un altro tentato femminicidio, con l’amarezza di non fare mai abbastanza. Ma non ci fermiamo, andiamo avanti!

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