In modo speculare al Consigliere Carossa che ha riconosciuto in una parte dell’opposizione un atteggiamento costruttivo, e ha ringraziato la Giunta del lavoro svolto, noi dichiariamo la difficoltà ad esercitare questa funzione costruttiva, avendo avuto emendamenti in più fasi che rendono complessa un’analisi di quale sia la linea guida di questa manovra di assestamento.
Anche perché è difficile trovare una linea guida!
Purtroppo a noi sembra che l’unica caratteristica sia quella di riprendere l’orientamento nazionale con una manovra depressiva, che non risponde alle criticità che i Piemontesi stanno vivendo.
Certo, fare opposizione in una situazione complessa come quella attuale è più semplice, ma con questa manovra il nuovo governo del Presidente Cota perde un’opportunità: spiegare ai Piemontesi quali sono le sue priorità.
Abbiamo, al contrario, tagli indiscriminati che certamente non tutelano le fasce deboli, seguono luoghi comuni e accezioni che la sinistra ha da tempo superato: da una parte il welfare considerato solo come elemento di spesa e non di sviluppo, dall’altra la cultura stessa che è considerata come un “di più”, qualcosa da tagliare, non come un sistema che è fonte di tanti posti di lavoro.
Così dietro agli annunci roboanti di un nuovo piano lavoro, questa manovra taglia tanti posti di lavoro.
Il principio, secondo cui “quando ci sono difficoltà tutti devono fare sacrifici”, non sembra rispettato; senza tenere conto che a fare sacrifici non dovrebbero essere soprattutto gli indigenti, i disabili, le persone non autosufficienti, i minori maltrattati, cittadini che di sacrifici ne stanno già facendo.
E invece i tagli alla spesa sociale portano con sé la negazione di questo principio.
Vi sarà una ricaduta generalizzata di difficoltà gestionali nei consorzi socio-assistenziali che si ripercuoterà sulle situazioni di conclamata indigenza in particolare con: sospensione di servizi , aumento delle “liste d’attesa” e diminuzione di circa 1000 posti di lavoro.
Vi è stata anche mancanza di confronto con chi lavora nel sociale in ordine agli intendimenti operativi da adottarsi soprattutto per le ricadute che i “tagli” di bilancio comporteranno.
In particolare, proprio per considerare questioni concrete, come questa Giunta dice di essere abituata a fare, si possono ipotizzare i seguenti interventi urgenti e improcrastinabili:
tagli dei contributi economici alle famiglie indigenti, in un quadro di difficoltà economica generalizzata, con possibili ricadute sull’ordine e la sicurezza pubblica;
tagli agli interventi per la tutela del “disagio minorile” che si sta evidenziando come la più preoccupante emergenza;
tagli delle “borse lavoro” per i disabili e conseguente mancanza di incentivi per favorire l’autonomia e il minor “costo sociale” di questa categoria di persone;
tagli dell’assistenza domiciliare per anziani con conseguente maggior costo per le famiglie e diminuzione dei posti di lavoro esternalizzati;
tagli delle integrazioni delle rette per anziani ricoverati in strutture residenziali e incremento delle “liste d’attesa” con probabile aumento dei “costi sanitari” per possibili ricoveri ospedalieri impropri .
E rispetto a questa situazione, se non interveniamo su altri fronti, in realtà il bisogno sociale aumenterà. Pensiamo al personale delle cooperative sociali che si occupano delle pulizie e di altri servizi nelle scuole. Ricordiamo che il consiglio ha votato un ordine del giorno all’unanimità per rivedere il taglio previsto, e la Giunta si è resa disponibile. Vedremo quale sarà il risultato finale.
Analogamente siamo preoccupati per la salvaguardia dei livelli occupazionali del personale nei parchi regionali e per questo abbiamo proposto un emendamento che ripristini lo stanziamento previsto.
Sempre sul fronte ambientale sono state tagliate tutte le attività relative all’educazione ambientale che anche qui oltre alla specificità del contesto trattato significano posti di lavoro o i tagli sui fondi previsti per la prevenzione sul territorio.
Non a caso abbiamo citato questi tagli perché sono relativi all’ambiente e rileviamo una scarsa sensibilità verso questo tema.
Abbiamo come ulteriore elemento di preoccupazione le recenti dichiarazioni sul nucleare e sul fotovoltaico, su cui torneremo con interrogazioni specifiche, anche perché ci sembra si voglia buttare a mare gli investimenti fatti verso le energie da fonti rinnovabili, tornando al vecchio nucleare, sapendo che gli investimenti sono necessariamente in alternativa.
Dunque una manovra depressiva, culturalmente non avanzata, sulla quale entreremo più nel merito con gli emendamenti.








