Cultura e Struttura
Siamo qui a Firenze per iniziare a dare cultura e struttura a Sinistra Ecologia Libertà, come recita il nostro Manifesto.
Al termine CULTURA possiamo attribuire un’accezione PESANTE. Tanti, tutti sono stati gli interventi finora in sintonia fra loro sui contenuti, cosa non scontata; qualche asperità, qualche tossina sulla struttura: dobbiamo allora dotarci di poche regole, chiare, ma LEGGERE, per superare questi limiti.
Possiamo così costruire la sinistra del lavoro, della libertà, della conoscenza e dell’uguaglianza.
E sull’attuale disuguaglianza, stiamo ripetendo in molte nostre riunioni, quasi fosse un mantra: “Valletta guadagnava 20 volte il reddito della media dei suoi dipendenti, Marchionne 435 volte un operaio italiano”.
Crozza direbbe non capisco la relazione….
Lo ripetiamo perché questo tema nella sua gravità è fuori dall’agenda politica del Paese, è altro rispetto al senso comune che vede nel proporre l’uguaglianza come un ritorno al passato.
Dobbiamo invece mandare in soffitta, usando le parole di Luciano Gallino, l´idea reazionaria che per avere e mantenere un lavoro bisogna sottostare a qualsiasi condizione, che un´azienda si sogna di imporre perché il mondo è cambiato, la globalizzazione lo esige, la competitività ce lo impone.
“L’Italia reale firma i contratti”. Ci dicono.
Nel vocabolario che ci vogliono imporre ricorre continuamente la parola “adeguarsi”. Bisogna adeguarsi. Invece noi non vogliamo adeguarci.
Pensiamo di essere portatori di una cultura che arriva anche alla rottura, pur riconoscendo che la politica deve essere mediazione ALTA del conflitto.
Ma dov’è questa ALTEZZA? Stentiamo a vederla, a partire dalla forma.
Si è già detto: “Dobbiamo indignarci di più”.
Perché dire scherzavo non basta più!
E a forza di sdoganare un certo linguaggio, a forze di battute e di scherzavo, la politica è diventata lo specchio di un Paese arrogante e volgare. Vi racconto l’ultima sugli ebrei, ma scherzavo…
Quell’onorevole è un cesso, ma scherzavo… Ed è stata sdoganata anche una cultura maschilista, o addirittura arriviamo a quello che possiamo definire machismo.
E bene fa Nichi Vendola a proporre provocatoriamente un ticket non con Bersani, Veltroni, Chiamparino, ma con Lorella Zanardo, l’autrice de “Il corpo delle donne”.
E permettetemi la franchezza: sono contenta che questo tema sia entrato nell’agenda di molti compagni, che sono intervenuti qui. Finora l’avevo sentito troppo poco. E’ allora tempo di passare dalla forma alla sostanza con la proposta di organismi a pari presenza fra donne e uomini, non quote rosa, ma democrazia paritaria.
C’è bisogno di un’offensiva culturale che metta nell’angolo anche la politica stile Grillo.
Noi in Piemonte ci stiamo provando, mettendo in campo le nostre proposte rispetto al Movimento Cinque Stelle che ha avuto ampio consenso alle ultime elezioni regionali, unendo il tema dell’antipolitica, ai costi della politica, agli sprechi e al malaffare, e facendone diventare la TAV Torino-Lione l’emblema. Poco altro nel loro programma legato ai temi dell’ambiente.
Noi invece vorremmo affrontare la COMPLESSITA’ dell’ecologia connettendola alla libertà, al lavoro, alla conoscenza e ai diritti, che sono nel DNA di una sinistra che deve ritrovare se stessa, riconoscendo che forse più al nord che al sud non è stata in grado di legare il tema dei diritti al territorio, considerando questo termine un simulacro leghista. TERRITORIO.
Negli ultimi anni abbiamo quasi bandito questo termine dal nostro vocabolario. Ieri Tito Boeri su Repubblica parlando della priorità per l’assunzione in Unicredit dei figli degli ex-dipendenti, l’ha definita un ritorno al territorio.
Ora forse vorremmo, così come abbiamo fatto con la parola libertà, riappropriarcene, non rincorrendo come fa il Partito Democratico, una forma edulcorata delle soluzioni leghiste, che soluzioni non sono.
Noi vogliamo connettere territorio e diritti.
Ma noi diciamo che non esiste la questione settentrionale contrapposta a quella meridionale, innanzi tutto perché le regioni del nord sono realtà non omogenee, basti pensare alle differenze fra nord-est e nord ovest. Tuttavia, condizioni reali e non hanno diffuso l’idea che il nord sia la locomotiva di un treno che finora ha tirato dietro a sé vagoni lenti, pigri che l’hanno rallentata. Ora non ce la fa più, non se la sente più di tirare dei vagoni che stanno diventando sempre più pesanti e di cui vorrebbe disfarsi. Ma la locomotiva senza vagoni perde la sua ragione d’essere.
C’è bisogno di rilanciare questa ragione d’essere che può essere il filo rosso che parte da Mirafiori, passa per Pomigliano, Melfi e arriva fino a Termini Imerese. Nichi ha parlato di pilastri dell’antiberlusconismo. Gli operai esistono ancora, ma non ci sono solo gli operai. Il lavoro è un bene comune a cui dobbiamo dare di nuovo valore, in tutte le sue forme, interpretandone i cambiamenti, non chiudendoci sulla conservazione, sull’immagine con cui siamo percepiti come difensori dei garantiti. Problema questo più sentito al nord, dove deve essere fatto un particolare sforzo di elaborazione politica, che permetta di passare dalla cultura alla struttura che nel nord dovrebbe vedere Sinistra Ecologia Libertà più presente, più radicata, senza per questo pensare ad una organizzazione del nord, ma ad un maggior coordinamento nel nord dentro e fuori le istituzioni.
Sparigliando su temi che sappiamo essere particolarmente difficili a sinistra, come l’immigrazione, dove dobbiamo rispondere a chi diffonde paura. E su questo fronte dobbiamo essere in grado di non balbettare, stanare le contraddizioni delle proposte leghiste, spesso semplici proclami senza alcun tipo di possibile concreta attuazione.
In Piemonte abbiamo terreno fertile con Cota: in queste ultime settimane il suo unico annuncio concreto è quello di offrire pannolini gratis per tutti i bambini per i primi sei mesi di vita.
Peccato che la spesa prevista pari circa a 14 milioni di euro non sia però inserita nel bilancio di previsione in fase di discussione.
Noi dunque abbiamo idee che possono essere gli anticorpi che ci permettono di eliminare le tossine della cattiva politica.
Proviamo con la passione che c’è tra noi e la sinistra come due innamorati, ben descritti dalle parole del poeta turco Hikmet:
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.








