Un impegno per i pendolari

E’ il mio primo intervento come neo consigliera regionale di SEL ad un’iniziativa tematica, “I nodi del Trasporto Ferroviario in Italia e Europa”,  il 16 aprile 2010  a Torino.

E credo che debba essere il segnale dell’attenzione che porrò con SEL su un tema centrale nelle politiche pubbliche, vale a dire i trasporti.

La mia esperienza finora è quella di consigliera comunale e quindi ho trattato la tematica fino ad adesso fondamentalmente sulla dimensione cittadina.

E’ chiaro che comunque quando si dibatte della qualità della vita si finisce di parlare dei trasporti pubblici e privati.

E nel momento che si affronta in particolare il trasporto pubblico locale, si arriva a toccare settori fra loro strettamente correlati, comuni alla dimensione cittadina e regionale: le politiche delle aziende di trasporti, le condizioni dei lavoratori, il servizio offerto dal punto di vista qualitativo e quantitativo, le tariffe.

Il trasporto pubblico locale è uno degli elementi principali su cui si poggiano le politiche ambientali, in particolare relative all’inquinamento dell’aria.

E in questi ultimi giorni mi sono trovata proprio ad affrontare il dato che vede nei primi mesi del 2010 Torino come la città con il maggior numero di sforamenti dei limiti di legge sulle polveri sottili. Ciò risulta particolarmente preoccupante, nonostante le numerose precipitazioni nevose che apparentemente avrebbero invece facilitato una diminuzione della loro concentrazione.

Torniamo a richiedere misure straordinarie che integrino i provvedimenti che l’amministrazione comunale sta man mano mettendo in campo, come il potenziamento del trasporto pubblico e la progressiva sostituzione dei mezzi inquinanti.

Una misura da rilanciare è l’istituzione del mobility manager nelle grandi aziende, a partire dal Comune di Torino, che non l’ha ancora attivato ed ha finora promosso solo agevolazioni all’uso dei mezzi pubblici per i propri dipendenti. E’ stata approvata nel 2006 dal Consiglio Comunale la nostra mozione, che impegnava ad introdurre questa figura, che potrebbe divenire anche il coordinatore dei mobility manager delle grandi aziende cittadine.

Non a caso ho citato il mobility manager proprio perché spesso manca nelle politiche pubbliche l’approccio di sistema, considerando il tema dei trasporti a 360 gradi in termini intermodali, mettendo insieme trasporto pubblico locale cittadino, trasporto su ferro e aereo.

Il nostro obiettivo come SEL è proseguire in questa direzione non rifiutando la complessità delle problematiche, che spesso si vuole ridurre al semplice pronunciamento di sì o di no,  e purtroppo la Tav è l’esempio più noto. E’ necessario andare oltre alle ideologie, ma confrontarsi sull’allocazione delle risorse, la vera posta in gioco, sapendo che gli investimenti sulla Tav sono alternativi a quelli sui trasporti locali su ferro, che interessano i pendolari.

E ormai nell’immaginario collettivo si associa al pendolarismo una rappresentazione stereotipata di globale negatività, specialmente il treno, caratterizzato da continui disservizi (veri o presunti), con carrozze vecchie e sporche, sovraffollate, sempre in ritardo.

Da uno studio del Censis effettuato per il Ministero dei Trasporti a fine 2007, si vede come la crescita della mobilità pendolare sia in continua progressione, passando da un’incidenza nel 2005 del 18,9% sulla popolazione residente, pari a 11 milioni di persone, al 22,2% nel 2007, pari a 13 milioni, quando però diminuisce il corrispondente utilizzo dei mezzi pubblici.

La diffusione del pendolarismo dipende dalle scelte abitative, che vedono prezzi più contenuti degli immobili nella prima e seconda cintura dei poli urbani, ed anche una scelta di una qualità di vita diversa.

L’altra variabile che pesa è quella del lavoro, la sua maggiore offerta nelle città metropolitane, la ricerca di un miglioramento della propria condizione occupazionale, così come le esigenze di studio.

Ad incidere sul fenomeno contribuisce anche la media della lunghezza del percorso, pari a 24,2 km per spostamento, che richiede un tempo medio di 45 minuti, e la concentrazione di questi spostamenti in alcuni orari.

Rispetto ai mezzi di trasporto per effettuare lo spostamento pendolare, l’automobile privata è utilizzata dal 67,8% delle persone, mentre il treno dal 14,8, vale a dire più di 1,9 milioni di persone.

E’ se si torna all’immaginario i disagi del pendolarismo sono concentrati tutti su questo tipo di mezzo. E se gli attuali fruitori del treno, lo utilizzano per ragioni cosiddette strutturali: traffico congestionato, capacità di penetrazione territoriale del treno, costo, vi sarebbe un’ampia fetta di pendolari non utenti del treno disponibili a cambiare, ma attualmente esclusi a causa della mancanza di una rete infrastrutturale capillare ed efficiente.

Su questo fronte hanno un ruolo fondamentale le politiche pubbliche.

Esse come già detto dovrebbero comportare un approccio di sistema, che preveda anche l’utilizzo della leva fiscale, tramite sgravi o bonus, una maggiore informazione sui servizi ed efficaci campagne di comunicazione, circa l’urgenza di passare ad un modello di organizzazione sostenibile della mobilità.

La Regione Piemonte ha messo a gara il servizio ferroviario, puntando all’efficienza, rispetto a pulizia, puntualità ed affidabilità, raccogliendo le indicazioni di utenti e consumatori. La previsione di cinque lotti ha avuto l’obiettivo di abbattere il monopolio e provare a incentivare investimenti che non fossero orientati solo sull’Alta Velocità.

Ricordo che Trenitalia aveva deciso di eliminare la Carta tuttotreno, a vantaggio dei pendolari che potevano utilizzare treni non locali, in caso di disservizi, nonostante le risorse utilizzate fossero prevalentemente della Regione.

Argomento di discussione e anche di scontro è stato quello della tutela dei diritti dei lavoratori, il loro inquadramento contrattuale, i salari e i livelli occupazionali. Un impegno preciso nostro come SEL è e sarà, seppur all’opposizione, la garanzia della clausola sociale nei bandi di gara.

Altra questione era l’obiettivo del governo uscente di puntare al trasferimento alla Regione della competenza sulla rete ferroviaria locale, per poter effettuare investimenti, e lavorare sia sulle tariffe sia sull’efficienza.

Ora come consigliera di opposizione dovrò verificare cosa andrà a mettere in campo il nuovo governo regionale.

Nel programma di Cota leggo: “Tassello fondamentale per il trasporto pubblico piemontese resta il sistema ferroviario locale. Le carenze nel servizio di trasporto pubblico regionale sono evidenti. Diventa fondamentale verificare l’efficacia – in termini di qualità del servizio – della liberalizzazione del servizio e le condizioni di offerta dei nuovi operatori privati sul territorio regionale.”

Poco al momento per comprendere cosa verrà posto in campo.

Queste parole sembrerebbero però non sconfessare ciò che è stato fatto, ritornando invece all’affidamento diretto a Trenitalia.

Dei tre lotti già avviati a gara (Torino-Milano, Torino-Genova e Domodossola), dopo le manifestazioni di interesse anche da parte di Trenitalia, adesso dovrebbero seguire le presentazioni dei progetti.

La nostra attenzione sarà massima e cercheremo di incalzare come opposizione affinché si vada nella direzione auspicata di miglioramento del sistema di trasporti regionale.

E fondamentale sarà seguire come verranno redatti i contratti di servizio e le relative carte, da definire con i comitati dei pendolari, così come è già avvenuto in altre realtà italiane, auspicando che venga mantenuta l’esperienza del Forum dei trasporti con le associazioni.

L’appuntamento di oggi è l’inizio di un percorso all’interno del Forum Nazionale Ambiente di SEL, coordinato da Valerio Calzolaio.


domenica, 18 aprile 2010 alle 23:08.
Scritto da: Monica Cerutti
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